<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"><channel><title>VOLTECO Referenze</title><description>Le referenze di Volteco S.p.A.</description><link>http://www.volteco.com</link><language>it</language><image><url>http://www.volteco.com/img/volteco_logo_home.gif</url><title>Volteco S.p.A.</title><link>http://www.volteco.com</link></image><item><title><![CDATA[Torino: pronti tre piani sottoquota per liberare la piazza]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 2008</li><li><b>LUOGO:</b> Torino</li><p style="text-align: justify;">Approvato il progetto nella primavera del 2004, &egrave; ora arrivata a compimento la realizzazione del parcheggio interrato sotto la centrale Piazza Vittorio Veneto di Torino, sviluppato su tre piani sotto quota, della capienza complessiva di 620 posti auto, 32 posti moto e 20 posti bici.</p>
<p style="text-align: justify;">In un&rsquo;area di elevato valore ambientale ed architettonico, tra il paesaggio fluviale del Po e sulle sponde del complesso dei Murazzi, piazza Vittorio splende del suo nuovo porfido rosso, tornando a configurarsi come un grande spazio libero da macchine e infrastrutture improprie, abbellito dai giochi d&rsquo;acqua delle due banchine centrali. <br />I tre piani interrati, adibiti a parcheggio pubblico, solo 98 posti auto previsti in vendita a privati, sono organizzati in due distinti comparti, completamente indipendenti, messi in comunicazione per&ograve; da un tunnel di collegamento collocato al terzo piano interrato, da realizzarsi completamente in galleria. Per la realizzazione della struttura sono state impiegate travi ribassate, consentendo un miglior ricambio dell&rsquo;aria ambiente (assenza di ristagni d&rsquo;aria e fumi tra le travi), una migliore resa dell&rsquo;impianto di illuminazione (eliminazione di zone d&rsquo;ombra) e una pi&ugrave; semplice e razionale distribuzione degli impianti sotto solaio (canalette elettriche, lampade, illuminazione, tubazioni, impianti antincendio).</p>
<p style="text-align: justify;">Essendo la piazza sottoposta anche a vincolo archeologico, l&rsquo;esame della Soprintendenza Archeologica ha prescritto la realizzazione degli scavi di cantiere secondo adeguate metodologie di indagine e di documentazione, oltre ad una esaustiva relazione geologica-geotecnica a cura del Politecnico di Torino. Trattandosi di un parcheggio posto a meno di 100 m dalla sponda sinistra del Po, ad una profondit&agrave; minima di circa 5 m dal piano strada, tenendo conto della massima escursione della superficie piezometrica, in tutte le opere strutturali &egrave; stato impiegato totalmente il sistema impermeabilizzante della famiglia Volgrip.</p>]]></description><pubDate>Thu, 8 Jan 2009 10:07:55 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com26]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=26]]></link></item><item><title><![CDATA[Riuso degli ambienti interrati, una rifodera da manuale]]></title><description><![CDATA[<li><b>TIPOLOGIA:</b> Fi3</li><li><b>ANNO:</b> 2007</li><li><b>LUOGO:</b> Treviso</li><p style="text-align: justify;">Una tipica villetta residenziale a ridosso del centro di Treviso, costruita una ventina di anni fa. Un vano seminterrato (2 m sottoterra e 70 cm sopra), utilizzato come studio-salotto ed una piccolissima cantinetta, complessivamente circa 30 mq. Ambiente, per&ograve;, frequentato assai poco: da molti anni &egrave; oggetto di abbondanti infiltrazioni d&rsquo;acqua, non di falda, come si &egrave; poi accertato. Le superfici interne delle pareti sono umide al tatto, imbevute fin sopra il livello campagna, il pavimento ha un che di scivoloso, l&rsquo;aria porta lo sgradevole odore dell&rsquo;acqua ristagnante e di muffa.</p>
<p style="text-align: justify;">Periodicamente, molte volte l&rsquo;anno, l&rsquo;ambiente si allaga letteralmente: 5-10 cm d&rsquo;acqua che sgorgano da chiss&agrave; dove. I proprietari dell&rsquo;immobile, negli ultimi dieci anni, hanno gi&agrave; fatto eseguire due &ldquo;radicali&rdquo; interventi di riparazione da due ditte diverse. Circa la qualit&agrave; di questi interventi &ldquo;risolutori&rdquo; &egrave; in via d&rsquo;arrivo una sentenza del tribunale di Treviso, dove &egrave; stata avanzata richiesta di rimborso danni per i lavori maldestramente eseguiti in precedenza. Quando, chiamati per il terzo tentativo, il tecnico Volteco ed il geom. Moreno Furlan, titolare dell&rsquo;omonima impresa specializzata, hanno trovato la situazione di sempre, quella sopra descritta.</p>
<p style="text-align: justify;">La soluzione &egrave; stata trovata nel realizzare una rifodera completa delle superfici verticali ed orizzontale. Per le murature un pacchetto &ldquo;muratura+Bi Mortar+Plastivo 250 (con funzione impermeabilizzante)+Calibro PE+Calibro Rasante (con funzione anticondensa)&rdquo;; per il piano orizzontale &ldquo;Pannelli Volclay+Bentoseal&rdquo; + rifacimento del massetto. Per prima cosa si &egrave; cominciato con la demolizione di tutti gli strati di intonaci e rivestimenti delle pareti, per riportare a vivo le murature strutturali. Cos&igrave; pure &egrave; stato asportato il pavimento ed il sottostante massetto, fino a portare alla luce la platea. Idrolavaggio delle pareti. Rappezzo delle lesioni e consolidamento delle parti cedevoli, causate dalle infiltrazioni dal terreno esterno, con Bi Mortar. Sopra la vecchia platea, si &egrave; proceduto con la rifodera completa della superficie orizzontale utlizzando il sistema bentonitico Volclay Panels. I pannelli sono stati fissati al pavimento tramite tassellatura. Sigillato tutto il perimetro di connessione con le pareti verticali, &egrave; stata realizzata un&rsquo;armatura in acciaio per il massetto sottopavimento, ancorata alle murature ed alla platea con chiodi passanti, sfruttando la capacit&agrave; autosigillante dei pannelli Volclay. Sopra la finitura al civile di Bi-Mortar, sono state stese due mani di PLASTIVO 250, l&rsquo;impermeabilizzante (100 kPa in spinta negativa) elastoplastico in grado di riparare le eventuali cavillature dell&rsquo;intonaco. Tutte le pareti verticali sono state armate con la rete speciale in acciaio, fissata alla struttura sottostante con tasselli ad espansione.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le superfici verticali, poi, sono state rivestite applicando l&rsquo;intonaco impermeabilizzante Bi Mortar. Intonaco a spessore che ha permesso anche di raddrizzare le forti sconnessioni e pendenze della struttura. Si &egrave; creata la prima immediata barriera alla penetrazione dell&rsquo;acqua. Bi Mortar con acqua in spinta negativa ha permeabilit&agrave; nulla fino a 50 kPa. Sopra il rivestimento cementizio Plastivo 250 &egrave; stato applicato uno strato di Calibro PE, Rinzaffo e Intonaco, con funzione anticondensa. Per eliminare la possibilit&agrave; che i vapori interni possano formare rugiada sulle superfici verticali, il corpo freddo circondato dall&rsquo;acqua, si &egrave; sfruttata la caratteristica microporosit&agrave; del sistema Calibro per far &ldquo;respirare&rdquo; le murature.</p>
<p style="text-align: justify;">A completamento dell&rsquo;opera, tutte le pareti sono state rifinite con Calibro Rasante che permette un grado di finitura superficiale di notevole pregio, completando l&rsquo;effetto antiumidit&agrave; del sistema Calibro. Il ciclo Calibro evita il passaggio diretto tra impermeabilizzazione ed ambiente, creando uno strato poroso nel quale il punto di rugiada, anche se si crea, non viene evidenziato superficialmente lasciando le superfici asciutte e salubri. Finalmente lo studio-salotto &egrave; diventato un ambiente vivibile.</p>]]></description><pubDate>Mon, 22 Dec 2008 12:04:11 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com25]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=25]]></link></item><item><title><![CDATA[Un monolite in continuo di settanta metri costruito fuori terra, poi...]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 2001</li><li><b>LUOGO:</b> Torino</li><p style="text-align: justify;"><strong>I Protagonisti</strong><br /><strong>Committente:</strong> SATTI SpA - Torino<br /><strong>Progetto</strong>: ing. Eugenio Marro,Studio Corona - Torino<br /><strong>Direzione Lavori</strong>: ing. Raffaele Spota, Bonifica SpA - Roma<br /><strong>Impresa Esecutrice</strong>: CFT 2000 - Impregilo SpA<br /><strong>Direttore tecnico</strong>: ing. Sabino Del Balzo<br /><strong>Responsabile di Cantiere</strong>: geom. Luciano Paretti</p>
<p style="text-align: justify;">La realizzazione del sottopasso sostitutivo dei passaggi a livello 57-58-59-60 sulla tratta ferroviaria Torino-Ceres, in localit&agrave; Balangero, rappresenta, almeno per il panorama pi&ugrave; ampio degli addetti ai lavori, una &ldquo;raffinatezza&rdquo; tecnologica sia dal punto di vista costruttivo che di metodologia realizzativa.<br />Il sottopasso a spinta tra i pi&ugrave; lunghi d&rsquo;Italia, oltre 75 m., 10, 5 di larghezza per 5,5 di altezza, &egrave; costituito da un monolite in calcestruzzo, a due conci, costruito fuori opera in continuo, cio&egrave; senza mai interrompere il pompaggio del cemento, per evitare le riprese di getto nelle pareti, al cui interno &egrave; stato inserito il &ldquo;fusibile strutturale&rdquo; Break, per pilotare in punti prestabiliti il ritiro del cls.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;infrastruttura, infatti, &egrave; inserita ad una profondit&agrave; di 8 m. rispetto al piano campagna, in falda costante per 5,5 m., estate a parte in cui l&rsquo;irrigazione dei terreni agricoli circostanti contribuisce ad innalzare il livello dell&rsquo;acqua anche di qualche metro, con evidenti necessit&agrave; di adottare un sistema di impermeabilizzazione a garantita tenuta idraulica.<br />La presenza costante dell&rsquo;acqua di falda in un terreno fortemente drenante ed a granulometria ciottolosa ha reso necessario l&rsquo;approntamento di un sistema di pompaggio permanente per l&rsquo;aggottamento dell&rsquo;acqua fin dalle fasi di costruzione delle opere provvisionali, costituite da una paratia di micropali, realizzate preventivamente allo scavo del sistema stradale.<br />La platea di fondazione, a circa 9 m. di profondit&agrave; e le pareti verticali delle rampe di accesso e di uscita al sottopasso sono state completamente impermeabilizzate con la tecnologia Volteco, mediante l&rsquo;applicazione dei pannelli bentonitici Volclay inchiodati alle berlinesi e la sigillatura di tutte le riprese di getto fra la platea e le pareti verticali con l&rsquo;impiego della guarnizione idroespansiva WT 102.</p>
<p style="text-align: justify;">Costruiti successivamente i muri perimetrali e la soletta di fondazione dello spessore di un metro, il monolite, contemporaneamente ultimato, &egrave; stato installato sotto l&rsquo;impalcato ferroviario mediante il cosiddetto &ldquo;sistema lombrico&rdquo;, cio&egrave; a spinta per mezzo di martinetti idraulici, a doppia stazione di spinta, eseguendo in contemporanea scavo e progressione del prefabbricato, ad una velocit&agrave; che ha raggiunto anche i 4 metri al giorno.<br />Sigillate tutte le riprese verticali ed orizzontali dei giunti di costruzione, sottoposti a notevole spinta idraulica, con il waterstop bentonitico WT 102, sono state infine eseguite le opere di chiusura con una platea di copertura ed il raccordo con le rampe di risalita.<br />Da ultimo, i giunti di lavoro delle varie strutture del sistema stradale sono stati ulteriormente sigillati con il profilo in gomma Adeka KM saldato con il mastice idroespansivo P 201. <br />Consegnata l&rsquo;opera nella primavera del 2001, dopo due anni esatti di lavori nel corso dei quali, grazie alla tecnologia adottata, non &egrave; stato neppure necessario sospendere il traffico ferroviario, il sottopasso risulta perfettamente impermeabile all&rsquo;acqua e totalmente sigillato in ogni suo componente.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 10:56:42 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com19]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=19]]></link></item><item><title><![CDATA[Fiumicino: costruire grandi opere su terreno sabbioso e con la falda a livello campagna]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 2000</li><li><b>LUOGO:</b> Roma</li><p style="text-align: justify;"><strong>I Protagonisti</strong><br /><br /><strong>Opera</strong>: Aeroporto &ldquo;Leonardo da Vinci&rdquo; Fiumicino-Roma. Nuova Aerostazione voli nazionali, 1&deg; modulo funzionale<br /><strong>Committente:</strong> Ministero dei Trasporti e della Navigazione. Direzione generale dell&rsquo;Aviazione Civile<br /><strong>Progettazione e direzione lavori:</strong> CEA (Consorzio Engineering Aeroportuale Bonifica Spa - Spea Spa)<br /><strong>Architettura</strong>: arch. C. Giannini Studio Valle Progettazioni<strong>Opere edili</strong>: Consorzio Zeffiro Scarl, Federici Fortunato Spa, Lamaro Appalti Spa<br /><strong>Geotecnica</strong>: Studio ing. M. Monassero<br /><strong>Impermeabilizzazioni</strong>: Consorzio Zeffiro Scarl</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lavori</strong><br /><strong>Dimensioni lotto</strong>: 180 x 80 m.<br /><strong>Battente falda</strong>: -3,75 m.<br /><strong>Quota impermeabilizzazione</strong>: -5,40 m.<br /><strong>Impermeabilizzazione pali</strong>: n. 2.052<br /><strong>Volclay Panels</strong>: 30.000 mq<br /><strong>WT 102</strong>: 4.350 m.<br /><strong>Inizio posa impermeabilizzaz</strong>.: aprile 98<br /><strong>Fine lavori</strong>: marzo 99</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;ampliamento dell&rsquo;aeroporto di Fiumicino, ultimato due anni fa, ha evidenziato sotto molteplici aspetti le potenzialit&agrave; dei sistemi impermeabilizzanti Volteco e l&rsquo;affidabilit&agrave; della tecnologia bentonitica impiegata in un ambito alquanto problematico e complesso, tale da richiedere interventi del tutto particolari. L&rsquo;opera &egrave; stata realizzata su terreni di bonifica, sabbiosi, con evidenti problemi di stabilit&agrave;, in presenza di una falda acquifera praticamente a piano campagna, caratterizzata da una fortissima concentrazione di acqua di mare e sali disciolti di vario genere, derivanti dalla tipologia del terreno e dalle coltivazioni, fortemente aggressivi per le strutture in calcestruzzo. <br />Le caratteristiche stesse dell&rsquo;intervento, poi, presentavano situazioni di notevole criticit&agrave;, se non altro per l&rsquo;enorme sviluppo delle superfici progettuali, oltre a tutte le problematiche connesse alla realizzazione di sottoservizi, quali cunicoli e tunnel indispensabili alla funzionalit&agrave; dell&rsquo;aerostazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Data la presenza di acque potenzialmente aggressive nei confronti dello strato impermeabilizzante e delle strutture, il Laboratorio Tecnologico per l&rsquo;Edilizia Volteco, in parallelo con il Laboratorio Sperimentale delle Ferrovie dello Stato ed il LT Labortec di Pescara esegu&igrave; tutta una serie di test preliminari a verifica della funzionalit&agrave; della bentonite a contatto con l&rsquo;acqua prelevata dal cantiere, risultata perfettamente congruente. <br />Poich&eacute;, per&ograve;, la forte concentrazione di acque salmastre avrebbe potuto pregiudicare l&rsquo;autoespansione ottimale del gel bentonico, al fine di garantire i massimi livelli di qualit&agrave; e di totale sicurezza, data la complessit&agrave; dell&rsquo;opera, si prefer&igrave; optare per la preattivazione del sistema imperimpermeabilizzante con acqua pulita. Sul magrone di pulizia, ad una profondit&agrave; di 5,4 m., furono posati i pannelli Volclay su un geotessuto in polipropilene. Immettendo l&rsquo;acqua potabile del cantiere tra il geotessuto ed i pannelli bentonitici, diverse ore prima del getto della cappa di cls protettivo, si esegu&igrave; cos&igrave; l&rsquo;idratazione controllata del Volclay, assicurando la perfetta impermeabilizzazione e protezione delle strutture.</p>
<p style="text-align: justify;">L&rsquo;intero manto impermeabilizzante, realizzato con i pannelli Volclay in modo modulare, data la dimensione dell&rsquo;opera, assicura la totale continuit&agrave; strutturale tra la platea orizzontale ed il sistema pali-travi-plinti, con saldatura e sigillatura automatica di tutti i fori di passaggio. <br />Nonostante durante l&rsquo;esecuzione delle opere il cantiere sia stato allagato pi&ugrave; volte, a causa della rottura delle pompe wellpoint per l&rsquo;aggottamento dell&rsquo;acqua di falda, e delle perdite delle fognature dell&rsquo;adiacente aerostazione, il sistema impermeabilizzante non ha manifestato alcun tipo di problema, neppure a contatto con acqua di cos&igrave; eterogenea natura, a conferma dell&rsquo;impareggiabile capacit&agrave; protettiva della tecnologia Volclay.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 10:28:46 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com18]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=18]]></link></item><item><title><![CDATA[Grandi opere]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1999</li><li><b>LUOGO:</b> Roma</li><p style="text-align: justify;"><strong>Protagonisti:</strong><br /><em>Opera</em><br />Aeroporto 'Leonardo da Vinci' Fiumicino-Roma. Nuova Aerostazione voli nazionali, 1&deg; modulo funzionale<br /><br /><em>Committente</em><br />Ministero dei Trasporti e della Navigazione. Direzione generale dell'Aviazione Civile<br /><br /><em>Progettazione e direzione lavori<br /></em>CEA (Consorzio Engineering Aeroportuale Bonifica Spa - Spea Spa)<br /><br /><em>Architettura</em><br />arch. C. Giannini Studio Valle Progettazioni<br /><br /><em>Opere edili</em><br />Consorzio Zeffiro Scarl - Federici Fortunato Spa - Lamaro Appalti Spa<br /><br /><em>Geotecnica</em><br />Studio ing. M. Monassero<br /><br /><em>Impermeabilizzazioni</em><br />Consorzio Zeffiro Scarl<br /><br /><strong>Lavori:</strong> <br />Dimensioni lotto: 180 x 80 m.<br />Battente falda: -3,75 m. - Quota impermeabilizzazione: -5,40 m.<br />Impermeabilizzazione pali: n. 2.052&nbsp; - Volclay Panels: 30.000 mq<br />WT 102: 4.350 m.<br />Inizio posa impermeabilizzaz.: aprile 98 - Fine lavori: marzo 99<br /><br /><br /><strong>Dal terzo numero di IMPERMEABILITA', newsletter aziendale Volteco <br /></strong><em><strong>Fiumicino: costruire grandi opere su terreno sabbioso e con la falda a livello della campagna.<br /></strong>L'ampliamento dell'aeroporto di Fiumicino, ultimato due anni fa, ha evidenziato sotto molteplici aspetti le potenzialit&agrave; dei sistemi impermeabilizzanti Volteco e l'affidabilit&agrave; della tecnologia bentonitica impiegata in un ambito alquanto problematico e complesso, tale da richiedere interventi del tutto particolari.<br />L'opera &egrave; stata realizzata su terreni di bonifica, sabbiosi, con evidenti problemi di stabilit&agrave;, in presenza di una falda acquifera praticamente a piano campagna, caratterizzata da una fortissima concentrazione di acqua di mare e sali disciolti di vario genere, derivanti dalla tipologia del terreno e dalle coltivazioni, fortemente aggressivi per le strutture in calcestruzzo.<br />Le caratteristiche stesse dell'intervento, poi, presentavano situazioni di notevole criticit&agrave;, se non altro per l'enorme sviluppo delle superfici progettuali, oltre a tutte le problematiche connesse alla realizzazione di sottoservizi, quali cunicoli e tunnel indispensabili alla funzionalit&agrave; dell'aerostazione. </em><em>Data la presenza di acque potenzialmente aggressive nei confronti dello strato impermeabilizzante e delle strutture, il Laboratorio Tecnologico per l'Edilizia Volteco, in parallelo con il Laboratorio Sperimentale delle Ferrovie dello Stato ed il LT Labortec di Pescara esegu&igrave; tutta una serie di test preliminari a verifica della funzionalit&agrave; della bentonite a contatto con l'acqua prelevata dal cantiere, risultata perfettamente congruente. Poich&eacute;, per&ograve;, la forte concentrazione di acque salmastre avrebbe potuto pregiudicare l'autoespansione ottimale del gel bentonico, al fine di garantire i massimi livelli di qualit&agrave; e di totale sicurezza, data la complessit&agrave; dell'opera, si prefer&igrave; optare per la preattivazione del sistema impermeabilizzante con acqua pulita. <br /></em><em>Sul magrone di pulizia, ad una profondit&agrave; di 5,4 m., furono posati i pannelli Volclay&nbsp;su un geotessuto in polipropilene. Immettendo l'acqua potabile del cantiere tra il geotessuto ed i pannelli bentonitici, diverse ore prima del getto della cappa di cls protettivo, si esegu&igrave; cos&igrave; l'idratazione controllata del Volclay, assicurando la perfetta impermeabilizzazione e protezione delle strutture. L'intero manto impermeabilizzante, realizzato con i pannelli Volclay&nbsp;in modo modulare, data la dimensione dell'opera, assicura la totale continuit&agrave; strutturale tra la platea orizzontale ed il sistema pali-travi-plinti, con saldatura e sigillatura automatica di tutti i fori di passaggio.<br /></em><em>Sebbene durante l'esecuzione delle opere il cantiere sia stato allagato pi&ugrave; volte, a causa della rottura delle pompe wellpoint per l'aggottamento dell'acqua di falda, e delle perdite delle fognature dell'adiacente aerostazione, il sistema impermeabilizzante non ha manifestato alcun tipo di problema, neppure a contatto con acqua di cos&igrave; eterogenea natura, a conferma dell'impareggiabile capacit&agrave; protettiva della tecnologia Volclay.</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 15:15:50 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com5]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=5]]></link></item><item><title><![CDATA[A Venezia, cittÃ  simbolo dellâ€™acqua, per verificare Calibro dopo dieci anni]]></title><description><![CDATA[<li><b>TIPOLOGIA:</b> Fi1</li><li><b>ANNO:</b> 1997</li><li><b>LUOGO:</b> Venezia</li><p style="text-align: justify;">La prova del fuoco (ironia della metafora!) per un intonaco antiumidit&agrave; per murature? Il luogo/test pi&ugrave; duro da affrontare, dove l'acqua regna incontrastata ogni santo giorno dell'anno? Venezia. Non c'&egrave; abitato al mondo dove il contatto degli edifici con l'acqua sia cos&igrave; vasto, cos&igrave; penetrante ed invasivo.</p>
<p style="text-align: justify;">A Venezia l'acqua, per di pi&ugrave; salata ed aggressiva, &egrave; per ogni dove: nei canali e nei rii che lambiscono le pareti esterne, nelle fondamenta che qui sono immerse direttamente nell'acqua, sostenute da migliaia di pali piantati sul fondo della laguna che tengono sollevata la citt&agrave;. Costruire a Venezia &egrave; molto pi&ugrave; complicato che non in qualsiasi altro luogo geografico. Qui si sono inventati tecniche ed accorgimenti singolari per vincere la battaglia con l'elemento liquido su cui, da sempre, si fonda la vita della citt&agrave;. Anche i materiali da costruzione subiscono la stessa sorte: quelli non adatti a sopportare il continuo contatto con l'acqua soccombono, compromettendo la tenuta dell'edifi cio stesso, oltre che la sua abitabilit&agrave;. <br />Abitare una casa a Venezia, tenere un negozio o una libreria, signifi ca prima di tutto vincere la battaglia contro l'umidit&agrave; e l'acqua alta (molte volte l'anno la citt&agrave; viene sommersa da 50-90 cm d'acqua, senza contare gli eventi eccezionali). Per questo, a dieci anni di distanza dall'applicazione, abbiamo deciso di andare a verificare lo "stato" degli edifici dove &egrave; stato impiegato l'intonaco deumidificante Calibro Ventilato (adesso con la nuova formulazione migliorata, &egrave; diventato Plus Evaporation). Un giro per la citt&agrave; di cui portiamo a testimonianza solo alcuni pochi esempi delle tantissime applicazioni di Calibro: un paio di abitazioni, un albergo, un bar. In alcuni casi Calibro &egrave; stato applicato solo ai muri esterni, da terra fino al primo o secondo solaio, in altri, invece, &egrave; stato applicato anche all'interno, fino al primo solaio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato &egrave; confortante, anzi eccellente, se si paragona la vita di Calibro, ancora l&igrave; a fare il suo lavoro, con quella di un intonaco tradizionale, massimo 3 o 4 anni, poi il rifacimento.<br />In tutti i casi presi in esame, Calibro ha svolto egregiamente il suo compito, subendo pi&ugrave; le ingiustizie degli uomini (graffi dei carrelli e graffiti) che non l'aggressione dell'acqua. La sua tenuta &egrave; ottima, non presenta segni di scrostature o di effluorescenze, n&eacute; chiazze di umidit&agrave;, segno di una buona salute anche del muro sottostante, normalmente in mattoni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Calle del Frutarol - Locanda ART&egrave;</strong><br />Anno di esecuzione: 1997<br />Applicazione: Calibro sulla parete esterna e su quella interna,da terra fino al primo solaio. Finitura ad intonachino Volteco realizzato in cantiere.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Campo Santo Stefano</strong><br />Anno di esecuzione: 1994<br />Applicazione: Rinzaffo e Calibro sulla parete esterna ed in tutto l&rsquo;interno, fino al primo solaio. Finitura ad intonachino di terze parti.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Rio Terra dei Nomboli</strong><br />Anno di esecuzione: 1997<br />Applicazione: Rinzaffo e Calibro sulla parete esterna, da terra fino al primo solaio. Finitura con Calibro Rasante colorato con ossido.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Campo San Tom&agrave;</strong><br />Anno di esecuzione: 1997<br />Applicazione: Rinzaffo e Calibro sulla parete esterna, fino al secondo solaio. Finitura in coccio pesto.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 11:28:45 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com22]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=22]]></link></item><item><title><![CDATA[Impermeabilizzare gli interrati: a Milano tre situazioni complesse]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1996</li><li><b>LUOGO:</b> Milano</li><p style="text-align: justify;">La tenuta dell'impermeabilizzazione delle strutture interrate rappresenta una delle fasi pi&ugrave; critiche nella vita di un edificio, dovuta sostanzialmente alla difficolt&agrave; di un'adeguata analisi della situazione geofisica ed idrogeologica ambientale.<br />Una corretta progettazione del sistema protettivo impermeabile sottoquota non pu&ograve;, infatti, sottovalutare elementi quali la contestualizzazione del manufatto in rapporto alla portanza, natura e qualit&agrave; del terreno, alle caratteristiche chimiche dell'acqua, all'andamento e al flusso delle falde permanenti e temporanee, anche in considerazione del fatto che le opere interrate devono avere vita propria superiore a quella dell'edificio, in quanto, per localizzazione, sono difficilmente manutenibili. <br />Assume importanza strategica poi la scelta dei sistemi impermeabilizzanti, ai quali &egrave; demandato l'onere di proteggere interamente la struttura, impedendo il contatto con l'acqua e con gli agenti chimici esterni, conservando la capacit&agrave; di mantenere invariate nel tempo le proprie caratteristiche protettive. Il sistema impermeabilizzante Volclay della Volteco, l'unico certificato con idoneit&agrave; tecnica Icite- Cnr, rende possibile la protezione completa e continua delle strutture interrate, avvolgendo le superfici esterne, verticali ed orizzontali, senza soluzione di continuit&agrave;, creando dei giunti tecnici impermeabili, consentendo anche la reimpermeabilizzazione dall'interno di strutture lesionate.<br />Gli esempi che riportiamo sono una chiara testimonianza della potenzialit&agrave;, sicurezza e praticit&agrave; operativa che i sistemi Volteco garantiscono, anche in presenza di situazioni limite come quelle presenti nella citt&agrave; di Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tre piani di parcheggi ...sott'acqua<br /></strong>Opera: Condominio Via Romilli<br />Localit&agrave;: Milano. Zona sud<br />Anno di esecuzione: 1997<br />Progettista: Ing. Alongi<br />Esecutore dell'opera: Baessato - MI<br />Intervento: Recupero 3&deg; piano<br />parcheggi interrati esistenti<br />Prodotti impiegati: Volclay panels, RX<br />101, Adeka KM 20.20<br />Superficie impermeabilizz.: 2.800 mq.</p>
<p style="text-align: justify;">L'intervento di recupero strutturale si &egrave; reso necessario in considerazione dei ripetuti allagamenti a cui il terzo piano interrato del garage condominiale era soggetto, nonostante l'azione continua del sistema stabile di aspirazione delle acque. La presenza della falda a due metri sopra la vecchia pavimentazione aveva sollecitato la struttura, evidenziandone i limiti e l'incapacit&agrave; di poter sopportare i carichi idraulici.<br />Anche in questo caso era indispensabile poter reimpermeabilizzare completamente tutta la superficie, operando dall'interno, con un sistema assolutamente garantito e duraturo nel tempo, anche in considerazione della difficile situazione che si era venuta a creare tra committenza, impresa costruttrice e condomini circa la responsabilit&agrave; sui danni, la mancata fruibilit&agrave; del bene ed i costi di esercizio.<br />La scelta &egrave; stata obbligata: i pannelli Volclay, l'unico sistema in grado di garantire un intervento cos&igrave; complesso e problematico, consentendo la "rifodera" interna delle strutture a tenuta stagna in quanto i pannelli possono essere forati per permettere il passaggio di qualsiasi tubatura, possono essere tagliati e sagomati in perfetto adattamento alla struttura esistente, sigillando autonomamente e stabilmente nel tempo le normali lesioni da assestamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>In cortile uno scavo profondo dieci metri<br /></strong>Opera: Condominio Via Spallanzani<br />Localit&agrave;: Milano. Centro storico<br />Anno di esecuzione: 1996<br />Progettista: Ing. M. Colombo<br />Esecutore dell'opera: Penati Srl - MI<br />Intervento: Costruzione parcheggio<br />interrato meccanizzato<br />Prodotti impiegati: Volclay panels,<br />RX 101<br />Superficie impermeabilizz.: 800 mq.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarit&agrave; dell'intervento, un parcheggio condominiale di nuova costruzione, &egrave; consistita nella necessit&agrave; di praticare uno scavo di dieci metri di profondit&agrave; all'interno del cortile dell'edificio esistente, su spazi ridottissimi e con la presenza dell'acqua di falda fino a 3 metri dal fondo scavo. La nuova costruzione accoglieva, su quattro piani interrati, il parcheggio meccanizzato a servizio del condominio, le cui opere impiantistiche sarebbero state irreparabilmente compromesse dalla presenza di umidit&agrave;.<br />L'immane opera di puntellamento delle strutture in adiacenza allo scavo, per i reali rischi di staticit&agrave; degli edifici esistenti, ha suggerito l'impiego di un sistema impermeabilizzante che fosse applicabile, e a tenuta, anche in condizioni di lavoro cos&igrave; critiche, assicurando la posa anche in presenza di acqua. La continuit&agrave; protettivo-impermeabilizzante ottenuta con i pannelli Volclay &egrave; stata assicurata anche in presenza delle numerose forature tecniche, essendo un sistema in grado di recuperare autonomamente i vuoti attraverso la "riserva espansiva" della bentonite di sodio. L'impiego del RX 101 ha poi creato un giunto impermeabile nelle riprese di getto delle strutture ed un sigillo alle tubazioni passanti.</p>
<p style="text-align: justify;">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un test pi&ugrave; che positivo che dura da cinque anni<br /></strong>Opera: Condominio quartiere<br />Gratosoglio, via Baroni 140<br />Localit&agrave;: Milano. Zona sud<br />Anno di esecuzione: 1996<br />Progettista: Ing. C. Morini<br />Esecutore dell'opera: C.E.L. srl - MI<br />Intervento: Recupero parcheggi<br />interrati esistenti<br />Prodotti impiegati: Volclay panels,<br />RX 101, Barrier.<br />Superficie impermeabilizz.: 1.200 mq.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione idrogeologica di Milano, gi&agrave; fortemente problematica, nella zona sud &egrave; ancor pi&ugrave; delicata con un andamento di falda affiorante, caratterizzata da "stravaganze meteorologiche". Il piano interrato del condominio, adibito a parcheggio, ripetutamente allagato, si presentava fortemente lesionato a seguito dell'inadeguatezza delle strutture a resistere alle spinte idrostatiche della falda, presente in quota a + 0,80 m. dal pavimento.<br />Scartata, per praticit&agrave; ed economia, sia la soluzione della demolizione e ricostruzione dell'esistente con caratteristiche meccaniche adeguate, sia l'impiego di un sistema stabile di aggottamento delle acque, data la natura dei terreni che avrebbe potuto condizionare nel tempo la staticit&agrave; dell'edificio, la progettazione ha deciso di adottare il sistema Volclay Volteco costituito da elementi a base di bentonite di sodio naturale. Operando all'interno della struttura, &egrave; stato prima applicato un riporto di basso spessore in cemento armato, l'intonaco impermeabilizzante Barrier, collaborante con la struttura preesistente, su cui sono stati posati poi i pannelli Volclay, in modo da realizzare cos&igrave; un "catino impermeabile".<br />Si &egrave; proceduto infine al getto di calcestruzzo, sigillandone ogni ripresa, cos&igrave; come tutte le tubazioni passanti, con il giunto idroespansivo RX 101. A distanza di cinque anni dall'intervento di recupero, non si &egrave; mai pi&ugrave; verificata alcuna infiltrazione d'acqua, nemmeno nei momenti di pi&ugrave; criticit&agrave; meteorica.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:43:10 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com15]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=15]]></link></item><item><title><![CDATA[Ripristino dell'antico Lago di Nembia ]]></title><description><![CDATA[<li><b>TIPOLOGIA:</b> A1</li><li><b>ANNO:</b> 1996</li><li><b>LUOGO:</b> Trento</li><p style="text-align: justify;"><strong>Superficie impermeabilizzata:</strong> 26.000 Mq<br /><br /><strong>Inte</strong><strong>rventi di ripristino:<br /></strong>&middot; Demolizione della diga del Lago di Molveno<br />&middot; Realizzazione di una soglia di sfioro del lago di Molveno alla quota di 823,50 e relativo canale di raccordo al canale di scarico esistente<br />&middot; Manutenzione straordinaria del canale di sarico esistente<br />&middot; Realizzazione delle opere di collegamento dei canali immissario ed emissario al lago di Nembia<br />&middot; Ripristino dell'antico lago di Nembia</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo Lago di Nembia &egrave; stato realizzato esattamente nella stessa area che occupava anticamente. Prima dell'intervento, tale area risultava essere completamente asciutta e coperta da vegetazione spontanea di medio ed alto fusto. In desta orografica, il fianco della valle era costituito da conoidi naturali parzialmente coperti da smarino di galleria risultante dai lavori di realizzazione dell'impianto di Nembia.&nbsp;L'alimentazione idrica ed il ricambio dell'acqua del nuovo lago di Nembia sono oggi assicurate dalle venute d'acqua localizzate in sponda sinistra mediante un'apposita tubazione. Sul fondo lago, scavato e compattato, &egrave; stata posata una guaina impermeabile protetta&nbsp; superiormente da uno strato di materiale sciolto dello spessore di circa 40 cm (impermeabilizzazione per circa 26.000 Mq). <br />Il livello di regolazione &egrave; stato posto a quota 782,00 m.s.m. e la quota fondo lago a 780,60 m.s.m. All'interno del piano di recupero ambientale della zona, che prevedeva tra l'altro di ospitare sulle rive del Lago un campeggio attrezzato, &egrave; prevista la pi&ugrave; ampia valorizzazione turistica del lago stesso.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal quotidiano "Alto Adige", 28 Aprile 1996</strong><br /><em><strong>Lo smantellamento &egrave; in fase avanzata e a lavori finiti S.Lorenzo Banale avr&agrave; un importante accesso al lago e spinta turistica<br /></strong></em><em>&Egrave; tutta un cantiere la zona del Lago di Nembia che va dalla statale dei laghi fino alle propaggini meridionali del lago di Molveno. Gi&agrave; nei mesi scorsi grandi lavori di riattazione dell'alveo e risistemazione dell' area di uscita del lago di Molveno erano iniziati, piuttosto in sordina. dopo l' annuncio dello scorso anno da parte del!' Enel di Venezia. di approvazione definitiva del ripristino ambientale del!' intera area di Nembia e della valorizzazione di Molveno sud. Approvazione definitiva che significa anche il lato finanziario, ammontante a 6 miliardi di lire. <br />L'assegnazione dei lavori &egrave; stata data alla ditta Collini, che in questo periodo sta portando avanti celermente i lotti andati e sempre pi&ugrave; visibilmente il territorio, di diversi ettari, sta mutando fisionomia dopo decenni di abbandono pressoch&egrave; totale.<br />Il principale intervento sul!'area riguarda lo smantellamento della grande diga del lago di Molveno, ormai inutile, con asporto del materlale per sistemazioni adiacenti e un lavoro di movimento terra per creare una vera e propria spiaggia della zona lambita dall'acqua del lago di Molveno: come noto le sponde meridionali del lago sono di pertinenza del comune di San Lorenzo in Banale, quindi si prospetta anche per il Banale un nuovo inatteso accesso al lago di Molveno che potr&agrave; avere influssi positivi sul turismo, come sottolinea il sindaco Valter Berghi. <br />Al posto della diga sar&agrave; reallzzato un canale dI sfioramento che collegher&agrave; i laghi di Molveno e il rinascente lago dI Nembia a sud. La vecchia querelle del livello del lago di Molveno &egrave; ormal superata, nel senso che non potr&agrave; pi&ugrave; oscillare come avvenuto finora, quindi la diga si rende inutile. I lavori si smantellamenlo sono a buon punto: la diga &egrave; solo un ricordo.<br />Dall'altro lalo il ripristino del lago di Nembia, flnora sacrificato per ragioni idroelettriche, viene realizzato sempre dall'Enel con l'impermeabilizzazione del fondo lacustre, onde evitare che venga persa acqua: il laghetto verr&agrave; alimentato dall'acqua attualmente captata dall'Enel e fatta defluire con canale centrale di Nembia.<br />Sul lago vengono creale sponde verdi, verso nord addirittura un campeggio: anche qui i lavori fervono e potrebbero essere ultimati entro l'estate.<br />Sempre a proposito del lago di Nembia, l'Enel ha completato gli studi per rallentare il ricambio dell'acqua, troppo veloce in base alle pendenze: la preoccupazione &egrave; fondata per poter ricreare un "habitat" naturale alla flora e alla fauna.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal quotidiano "Alto Adige", 2 Novembre 1996</strong><br /><em><strong>Dopo il degrado delle captazioni Enel, finalmente il pieno recupero. Ripristino ambientale area di indubbio pregio.<br /></strong></em><em>E' rinato il lago di Nembia. Come dal torpore dovuto al lungo sonno, il lago posto appena a meridione di quello di Molveno &egrave; tornato a lambire sponde e rocce, rioccupaodo il suo naturale alveo: naturale, finch&egrave; i lavori dell'Enel non gliel' hanno pi&ugrave; permesso per via della captazione a fini idroeettricl. Ma non solo il lago &egrave; rinato. ll Piano intero di ripristino ambientale dall'area di Nembia, prosciugata negli anni Cinquanta, al vicino lago di Molveno ed entro i confini del Parco del Brenta, sta per essere completato dopo circa tre aoni di lavori, come era stato promesso all' inizio dell'opera di sistemazione. E si tratta di un'indubbia soddisfazione per chi ha a cuore la natura.<br />Proprio in questi giorni &egrave; terminata la sistemazione delle sponde intorno al lago, con la impermeabilizzazione e il completamento dei canali di immissione e uscita dell'acqua. I lavori del compartimento di Venezia hanno comportato un investimento di circa 6 miliardi. Il principale intervento previsto riguardava lo smantellamento del!a grande diga del lago di Molveno, ormai inutile. con asporto del materiale per sistemazioni adiacenti e un lavoro di movimenti terra per creare una vera e propna spiaggia nel!a zona lambita dal! acqua prospiciente il lago. Al posto della diga &egrave; stato realizzato un canale di sfioramento che si dovrebbe collegare al canale che attualmente attraversa la piana del Nembia. Il laghetto viene alimentato dall' acqua attualmente captata dall'Enel e fatta defluire con il canale centrale di Nembia. <br />Sul lago verranno create dalla Provlncia sponde verdi, verso nord anche un campeggio, struttura di cui si sente esigenza, come ha fatto notare il Comune di San Lorenzo in Banale. <br />Quindi saranno predisposti vari percorsl-vlta e attrezzature di servizio, per rendere confortevole anche la semplice visita all'area di Nembia. E' stata confermata anche la buona notizia r&igrave;guardo a un problema che sembrava grave, quello del ricambio d'acqua nel lago: gli studi Enel hanno chiarito inequivocabilmente che &egrave; regolare.</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 14:50:21 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com2]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=2]]></link></item><item><title><![CDATA[Volclay Panels: la verifica vent'anni dopo ]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1995</li><li><b>LUOGO:</b> Mantova</li><p style="text-align: justify;"><strong>Protagonisti:</strong><br />Committente: Banca Agricola Mantovana<br />Progettazione: Bernasconi e Associati Architetti e Ingegneri (Milano)<br />Indagini Geognostiche: Studio geotecnico e idrogeologico (Mantova)<br />Opere edili: B.M.N. (associazione temporanea d'imprese tra Bottoli Arturo, Bocchi &amp; Negri, Martinotti Renato. Mantova)<br />Impermeabilizzazione: Borghi srl (Mantova).<br /><br /><strong>I dati dell'intervento:</strong> <br />Superficie uffici: 9.600 m2<br />Superficie del caveau: 1.030 m2<br />Volume del piano interrato: 33.000 m3<br />Superficie imperm. Volclay: 9.000 m2 .</p>
<p align="justify">Il sistema Volclay, impiegato per tutte le opere di impermeabilizzazione, ha consentito non solo di isolare e proteggere dall'acqua gli ambienti costruiti allo stesso livello di presenza costante della falda, ma anche di garantirne un'ottimale funzionalit&agrave; e vivibilit&agrave; interna, indispensabili per ospitare il caveau della banca. <br /><br /><strong>Dal terzo numero di IMPERMEABILITA', newsletter aziendale Volteco <br /></strong><em><strong>Volclay la verifica dopo vent'anni dall'applicazione. Siamo andati in banca, nel caveau. Il posto pi&ugrave; sicuro!<br /><br /></strong></em><em>Le soluzioni impermeabilizzanti Volteco sono collaudate in Italia fin dal 1981, con esperienze su strutture di vario genere, dalle grandi opere infrastrutturali, a quelle di edilizia civile. L'applicazione in assoluto pi&ugrave; 'antica' a livello nazionale di opere impermeabili su costruzioni sottoquota in presenza di acqua di falda continua &egrave; proprio quella del nuovo Centro Servizi della Banca Agricola Mantovana, a Mantova, realizzato giusto 20 anni fa. Un progetto complesso, ad alto contenuto architettonico e tecnologico, di grande innovazione, ancor oggi all'avanguardia sotto molteplici aspetti, improntato a criteri di comfort ambientale, di massima flessibilit&agrave; d'uso dei locali, di risparmio energetico, di totale sicurezza per le persone e le cose. Dalla necessit&agrave; di soddisfare le esigenze della banca, raccogliendo in volumi appropriati funzioni separate, ma interdipendenti, &egrave; stato realizzato un complesso articolato in tre corpi fuori terra pi&ugrave; un basamento sotterraneo: il fabbricato A per gli uffici, il fabbricato B per il centro elaborazione dati, il corpo C per il centro informazioni-auditorium e l'area interrata destinata ad autorimessa, magazzino, caveau e locali per gli impianti tecnologici.<br /><br /></em><em>Fin dall'inizio il complesso &egrave; stato pensato in modo globale, in funzione di quella che doveva diventare la pi&ugrave; importante realizzazione immobiliare nella storia pi&ugrave; che secolare della banca: un sistema di costruzione misto, con un'utilizzazione 'spinta', per i tempi, di elementi prefabbricati, a garanzia di un comportamento termico ed acustico ottimale, oltre che di facilitata distribuzione e manutenzione impiantistica, una distribuzione modulare di tutti gli impianti e della rete di trasmissione dati, pianificazione con struttura 'aperta' degli spazi interni, gestione automatica di temperatura e luminosit&agrave; dei locali, dispositivi e sensori automatici di vario tipo per un sofisticato controllo degli accessi fisici e virtuali, un imponente centro elettronico di controllo e gestione di tutti gli impianti, alimentati da pi&ugrave; fonti di energia rinnovabile, prima tra tutte l'acqua di falda non potabile, in un contesto integrato di 'Energy Conservative Building'.<br />Complesse ed articolate anche le imponenti opere di impermeabilizzazione, rese necessarie dal livello costante dell'acqua di falda ad appena 3,5 m. dal piano campagna, ma con variazioni fino ad 1 m. di profondit&agrave;. A garanzia di una barriera continua nel tempo contro l'acqua &egrave; stato adottato un sistema di impermeabilizzazione, impiegando per la prima volta in Europa a questa dimensione il sistema Volclay Volteco. <br /><br /></em><em>E' stata dapprima realizzata una vasca esterna a tutto il perimetro degli edifici, costituita da diaframmi continui in cemento, al cui interno sono stati costruiti i diaframmi portanti per le fondazioni. I diaframmi che raggiungono la quota di -18 m. pur perforando la strato impermeabile, non hanno provocato l'allagamento della vasca in quanto la bentonite Volclay&nbsp;impiegata per l'isolamento delle strutture, espandendosi, ha sigillato tutti i fori di attraversamento.<br /><br /></em><em>Raggiunta, lavorando cos&igrave; all'asciutto, la quota di spiccato delle platee di fondazione, &egrave; stata completata la seconda vasca, sempre con l'impiego dei pannelli Volclay, corrispondente<br />al perimetro del basamento, il cui piano di calpestio &egrave; a quota -3,5 m. che &egrave; anche la quota media della falda</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 14:18:14 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com1]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=1]]></link></item><item><title><![CDATA[Recupero piano interrato di edificio commerciale ]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1994</li><li><b>LUOGO:</b> Bagnolo Mella (BS)</li><p style="text-align: justify;"><strong>Opera: </strong>Supermercato General Food<br /><strong>Localit&agrave;:</strong> Bagnolo Mella (BS)<br /><strong>Anno di costruzione:</strong> 1994<br /><strong>Progettista:</strong> Dott. Ing. Giampietro Bocchi<br /><strong>Esecutore dell'opera: </strong>Biasetti e figlio - Gussago (BS) <br /><br />Si presenta sovente il problema di dover intervenire su strutture interrate fortemente lesionate in quanto non adatte a resistere alle spinte idrostatiche delle falde. Le deficienze strutturali sono spesso dovute, pi&ugrave; che ad un'errata progettazione, alla non corretta analisi preventiva della situazione idrogeologica ambientale. La natura discontinua dei terreni (impermeabili-drenanti) che possono produrre flussi di acqua e falde temporanee di altezze variabili o la valutazione della falda permanente, non stimata al massimo livello stagionale, si sommano a sistemi progettuali non sempre adatti ad opere sotterranee fortemente sollecitate dall'acqua (travi rovesce)ed alla poca cura esecutiva (giunti di ripresa, corpi pas- santi, calcestruzzi poco omogenei, ecc.). Per tutto ci&ograve; l'opera di ripristino e recupero di tali strutture risulta complessa tanto pi&ugrave; quando il rinforzo strutturale, orizzontale e verticale, &egrave; vincolato alla esigenza di altezze minime dei locali imposte dalle normative o da specifiche esigenze operative. <br />In tale realt&agrave; le soluzioni risolutive erano sino ad oggi assai limitate consistendo sostanzialmente nella demolizione delle strutture sottodimensionate ed il rifacimento delle stesse debitamente ricalcolate, e quindi protette esternamente da un sistema impermeabile continuo.<br />Oggi, pi&ugrave; modernamente possiamo operare reimpermeabilizzando le superfici lesionate dall'interno riportando su queste bassi spessori di cemento armato ancorato alla struttura preesistente. Ci&ograve;, evidentemente, presuppone di "poter" forare il sistema impermeabilizzante senza per questo modificarne l'efficacia. <br />L'esperienza di seguito presentata &egrave; un chiaro esempio di questa potenzialit&agrave; applicata ad un "sistema impermeabilizzante" attivo nell'ottica della sicurezza e della praticit&agrave; operativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stato dell'opera:</strong> L'intervento ha riguardato tutto il piano interrato, utilizzato come magazzino di stoccaggio prodotti e come cortile operativo di smistaggio merci. L'accesso degli automezzi aIl 'interrato avviene tramite rampa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Problematiche: </strong>L'intervento di recupero strutturale si &egrave; reso necessario in considerazione dei ripetuti allagamenti che gli ambienti subivano per l'innalzamento della falda. Ci&ograve; aveva sollecitato la struttura evidenziandone i limiti e l'incapacit&agrave; di poter sopportare i carichi idraulici. <br />A rendere pi&ugrave; complessa l'opera di recupero strutturale concorreva la necessit&agrave; di non disattivare le celle frigorifere e gli impianti di refrigerazione e piping di vario genere. Altri punti complessi nell'analisi progettuale risultavano essere alcuni particolari, all'apparenza secondari, ma di notevole impegno operativo quali le vasche di raccolta acque piovane, le scale e gli impianti di distribuzione di acqua ed energia elettrica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Analisi preliminare: </strong>Dovendo intervenire su una struttura non progettata in origine per resistere a spinta idraulica &egrave; risultata evidente la necessit&agrave; di rinforzare sia le strutture oriz-zontali che quelle verticali, queste ultime limitatamente alle pareti della rampa. La scelta progettuale di tali opere &egrave; stata fortemente condizionata dal vincolo dell'altezza minima imposta dalle normative (magazzini) e dalle esigenze operative e di stoccaggio (passaggio furgoni e carrelli elevatori) oltre che da specifiche problematiche tecniche quali il piping degli impianti elettrici, dell'acqua e della refrigerazione.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Scelta dei metodi: </strong>Scartata, per praticit&agrave; ed economia, sia la soluzione della demolizione dell'esistente e la sua ricostruzione con caratteristiche meccaniche adeguate, sia l'impiego di un sistema stabile di aggottamento delle acque che, data la natura dei terreni, avrebbe condizionato nel tempo la staticit&agrave; dell'edificio creando problemi di sicurezza (possibilit&agrave; di black-out) e di economia (esercizio e manutenzione ), la progettazione ha deciso di adottare il metodo d'intervento consistente nell'operare dall'interno della struttura con un riporto di basso spessore in cemento armato collaborante con la struttura preesistente tramite fitte zancature, interponendo tra queste il sistema impermeabilizzante Volclay.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sistema Operativo:</strong> I lavori sono iniziati dall'area magazzini predisponendo gli spazi operativi e la pulizia dei supporti per poter consentire l'applicazione dell'impermeabilizzante cementizio Barrier. Questo &egrave; stato applicato sia sulle pareti verticali che su parte della platea per realizzare una zona di collegamento cin i pannelli Bentonitici Volteco, realizzando cos&igrave; un "catino impermeabile". L'operazione &egrave; stata ripetuta su tutto il perimetro interno dei muri garantendo cos&igrave; la continuit&agrave; dell'impermeabilizzazione.<br />Successivamente sulla pavimentazione sono stati stesi i pannelli Bentonitici Volteco, realizzando cos&igrave; un catino impermeabile che, per consentire il collegamento dell'armatura della nuova soletta con quella esistente, sono stati pi&ugrave; volte forati secondo uno schema derivante dal nuovo calcolo strutturale. Nei fori &egrave; stata colata la malta per&nbsp; ancoraggi Flowmix 70 ed inseriti i ferri di collegamento presagomati adeguatamente nei punti di attraversamento del cartone con stucco "Bentoseal". L'intervento &egrave; stato effettuato in sistema modulare lavorando su are successive. Realizzata l'armatura della nuova soletta si &egrave; proceduto al getto di calcestruzzo sigillandone ogni ripresa di getto con il giunto idroespansivo RX 101.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caratteristiche sistema impermeabilizzante:</strong> Il sistema impermeabilizzante Volteco realizzato con l'impiego di cartoni Bentonitici &egrave; risultato essenziale e risolutivo per l'esecuzione dell'opera. La sua caratteristica pi&ugrave; originale &egrave; quella di poter essere forato senza per questo modificare la sua efficacia impermeabilizzante. Tale esclusiva caratteristica gli &egrave; data dalla materia di cui il prodotto &egrave; composto: la Bentonite di Sodio Naturale Volclay. <br />Questa, a contatto con l'acqua, si idrata producendo un gel impermeabile in grado di espandersi sino a 16 volte il volume iniziale. Tale espansione, contrastata da un getto di calcestruzzo, rimane in stato di coazione ed &egrave; quindi utilizzabile per sigillare lesioni provocate da assestamento o ritiro del calcestruzzo o, come nel caso specifico, ferri di armatura e corpi passanti. A degrado avvenuto del cartone (vedi fase 1 -2- 3), il gel di Bentonite di Sodio, aderisce tenacemente alle superfici del calcestruzzo che lo confinano, realizzando un sistema impermeabile esente da fenomeni di trasmigrazione laterale dell'acqua. Data la natura della Bentonite di Sodio (minerale ) il sistema impermeabilizzante &egrave; inalterabile nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I particolari che contano: </strong><br /><br /><em>Cella frigorifera</em><br />La cella, alta quanto l'ambiente in cui era collocata, &egrave; stata smontata per permettere l'esecuzione di un ribasso della platea esistente. Successivamente questo &egrave; stato rivestito con i pannelli Bentonitici Volteco. Il vano &egrave; stato poi ricostruito nella posizione ed alla quota originaria.<br /><br /><em>Gabbia dei compressori</em> <br />La gabbia dei compressori, di notevole dimensione, permetteva solo pochi millimetri di spostamento verticale. In questo limitatissimo spazio i pannelli Bentonitici Volteco sono stati infilati e quindi confinati con una lastra di acciaio.<br /><br /><em>Portoni di accesso</em><br />Sono stati sollevati sino alla nuova quota data dallo spessore del rinforzo strutturale. Si &egrave; quindi proseguito con il rivestimento verticale raccordandosi anche con i muri della rampa. Esternamente si &egrave; ripetuta la metodologia usata all'interno con alcune varianti dettate dalla necessit&agrave; di conservare le vasche di raccolta dell'acqua meteorica e di impermeabilizzare la rampa e le scale di accesso.<br /><br /><em>Rampa di accesso</em><br />Si &egrave; provveduto al suo rivestimento, sia verticale che orizzontale, con i pannelli Bentonitici Volteco e controgetto collegato, creando, nel punto di attacco con il piano orizzontale, un giunto elastico idroespandente con mastice P-201.<br /><br /><em>Scale</em><br />Essendo state realizzate in conci prefabbricati e non risultando conveniente sigillarle in ogni singolo giunto, si &egrave; realizzato un rivestimento con Flexomix 30, protetto successivamente con Barrier. I primi due scalini sono stati rimossi dal muro per poter completare I'impermeabilizzazione Bentonitica Volteco. <br /><br /><em>Caditoie</em><br />Sono state ripristinate rivestendole con i pannelli Bentonitici Volteco e conseguentemente con getto di calcestruzzo. Le tubazioni in entrata ed uscita sono state sigillate con Waterstop RX 101 e mastice idroespandente P-201.<br /><br /><em>Pozzo di emungimento</em><br />Terminata l'opera d'impermeabilizzazione, dovendo sigillare il pozzo, si &egrave; provveduto a realizzare una campana flangiata per il passaggio delle tubazioni delle pompe. Fino al completamento dell'opera questa campana ha dovuto garantire I'emungimento necessario per evitare la sottospinta sul getto non ancora maturato.<br />Il pozzo di emungimento prefabbricato a tenuta d'acqua, &egrave; stato collegato all'impermeabilizzazione Bentonitica Volteco tramite mastice idroespandente P-201<br /><br /><em>Chiusura del cantiere</em><br />Per ultimo sono state tolte la tubazione delle pompe dalla campana flangiata richiudendola e sigillando il coperchio con mastice idroespansivo P-201</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:16:53 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com9]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=9]]></link></item><item><title><![CDATA[Dopo dieci anni il palazzo della Regione Ã¨ ancora perfetto, come allora...]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1991</li><li><b>LUOGO:</b> Mestre</li><p style="text-align: justify;">Quale migliore garanzia dell'affidabilit&agrave; nel tempo dei sistemi Volteco se non la verifica diretta sulle opere realizzate? E' il caso del problematico intervento di risanamento delle superfici esterne del Palazzo della Regione Veneto, ex sede del quotidiano Il Gazzettino, a Mestre, eseguito giusto 10 anni fa. Le facciate dell'edificio, costruito negli anni '80, sono costituite da un trabecolato geometrico di superfici vetrate sostenute da un'intelaiatura di pilastri e travi sottili in cemento armato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il palazzo, dato il contesto ambientale in cui sorge, &egrave; esposto ad una sommatoria tale di fattori concomitanti, aggressivi per le strutture in cemento, che difficilmente trova paragone: la sua collocazione, tra il fronte della laguna di Venezia e la zona industriale di porto Marghera, fonte "naturale" di "miscele" altamente inquinanti, a base di cloruri, solfati, anidride carbonica in varie ed imprevedibili combinazioni, provenienti sia dal mare che dagli stabilimenti; le forti e ripetute sollecitazioni dovute alle vibrazioni indotte dai mezzi pesanti e dal traffico notoriamente congestionato della zona; le drastiche variazioni di temperatura e le sollecitazioni igrometriche, particolarmente critiche per le strutture sottili. Condizioni ambientali che hanno causato, fin dai primi anni, una grave e progressiva situazione di degrado delle superfici esposte. <br />S'imponeva, perci&ograve;, oltre ad un radicale intervento di risanamento delle strutture lesionate, soprattutto un'azione decisiva ed efficace per limitare i danni derivanti dalle aggressioni ambientali al fine di prevenire e preservare nel tempo l'integrit&agrave; delle facciate.<br /><br />I tecnici della regione, dopo aver valutato scrupolosamente le varie soluzioni tecniche adottabili, hanno optato per la tecnologia Volteco, ritenuta, almeno sulla base delle prove di laboratorio, quella con il pi&ugrave; alto margine di affidabilit&agrave;. Una volta riparate le superfici ammalorate con malte a ritiro compensato e protetto i ferri scoperti con trattamento passivante, tutte le superfici esposte sono state rivestite con uno strato di 2 mm. di Plastivo Concrete Protection, un composto elasto-plastico a base cementizia, progettato specificatamente per la protezione superficiale di strutture in calcestruzzo e cemento armato situate in ambienti aggressivi.<br />Plastivo Concrete Protection &egrave; oggi stato sostituito dai nuovi RASANTI IMPERMEABILI VOLTECO CP1 e CP2.<br />Ultimato il rivestimento con il Plastivo Concrete Protection, le facciate sono state colorate con una vernice acrilica traspirante, per uniformarne l'aspetto estetico. A distanza di ben dieci anni dall'intervento, la protezione assicurata dalla tecnologia Volteco ha conservato inalterate le capacit&agrave; di resistenza ai danni ambientali, di impermeabilit&agrave; e flessibilit&agrave; indispensabili a preservare le strutture in cemento armato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il cartello d'Intervento</strong><br />Committente: Regione Veneto<br />Localit&agrave;: Venezia-Mestre<br />Opera: Palazzo della Regione, ex Gazzettino<br />Anno di esecuzione: 1991<br />Opere di protezione: Impresa Rui - Vittorio Veneto<br />Prodotto Impiegato: Plastivo Concrete Protection<br />Superficie trattata: 4.000 mq.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:57:12 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com16]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=16]]></link></item><item><title><![CDATA[Recupero e protezione di edificio scolastico ]]></title><description><![CDATA[<li><b>ANNO:</b> 1982</li><li><b>LUOGO:</b> Giavera del Montello (TV)</li><p style="text-align: justify;">Negli anni '70-'80, sull'onda delle evoluzioni tecnologiche dei materiali da costruzione, si &egrave; assistito ad un massiccio impiego di "calcestruzzi leggeri" in argilla espansa utilizzati per la costruzione di pareti murarie, pannellature ecc. , elementi strutturali in cui la propriet&agrave; di isolante termico dell 'argilla espansa, poteva essere abbinata alla notevole economicit&agrave; derivante dalla possibilit&agrave; di progettare strutture con carichi gravanti sulle fondazioni di entit&agrave; pi&ugrave; ridotta rispetto a quella usuale. I risultati di questa ipotesi si rivelarono per&ograve; ben presto assai diversi da quanto sperato causa i numerosi limiti del sistema che vennero via via evidenziandosi quali: ritiri, fessurazioni, scarsa resistenza agli agenti atmosferici ed all'aggressione dell'anidride carbonica. <br />Numerosi edifici costruiti con questo sistema, in particolare quelli adibiti ad attivit&agrave; sociali, si trovano oggi in condizioni precarie e la loro gestibilit&agrave; &egrave; resa impossibile. Lo studio dei sistemi di recupero e protezione, di cui l'esperienza qui trattata rappresenta un chiaro esempio, assume un'importanza fondamentale per il recupero della struttura, sia dal punto di vista statico che gestionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Stato dell'opera:</strong> Il fabbricato &egrave; costituito da corpi articolati su due piani. Le fondazioni, insistenti sul terreno ghiaioso, sono costituite da travi continue e plinti. Le strutture in elevazione, murature e travi, sono formate da conglomerato cementizio confezionato con inerti leggeri di argilla espansa ed armate con rete elettrosaldata e barre in acciaio. La protezione superficiale &egrave; stata realizzata con un rasante cementizio dello spessore di mm 2.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Problematiche: </strong>Poco dopo la consegna, su tutte le pareti perimetrali interne ed esterne, si manifestarono fessurazioni capillari diffuse, parte delle quali "passanti". In breve tempo sul rivestimento esterno si rilevarono rigonfiamenti e sbollature, provocate dall'ossidazione dei ferri d'armatura. Al fine di porre qualche rimedio a questa situazione, l'impresa intervenne iniettando nelle fessure formulati di resine epossidiche con risultati per&ograve; deludenti in quanto, irrigidendo la zona trattata, le fessurazioni si ripresentarono in zone adiacenti alle originali o in altre che venivano conseguentemente sollecitate. Durante l'esercizio dell'attivit&agrave; scolastica, vennero inoltre rilevati importanti problemi gestionali quali:<br />- umidit&agrave; elevata negli ambienti di lavoro;<br />- notevole consumo di combustibile;<br />- degrado degli infissi metallici;<br />- infiltrazioni d'acqua nelle canalizzazioni dei conduttori elettrici.<br /><br /><strong>Cause del degrado:</strong> <br />La verifica ed accertamento dello stato reale delle strutture fu affidata all'Ing. Bruno Barcati di Treviso. che ha redatto la perizia della quale riportiamo i tratti pi&ugrave; salienti: <em>"La causa di questa diffusa fessurazione nelle pareti e della marcata corrosione dell'armatura &egrave; dovuta alla qualit&agrave; del calcestruzzo leggero strutturale usato per la costruzione. ... Fra le cause che hanno provocato le fessurazioni poniamo principalmente il ritiro del calcestruzzo. Le variazioni del contenuto di umidit&agrave; causano delle contrazioni volumetriche provocando un ritiro che si evidenzia in superficie dove vi &egrave; maggiore evaporazione. Nel calcestruzzo normale, realizzato con inerti silicei o calcarei, le variazioni di volume dipendono essenzialmente dal contenuto d'acqua inglobato dalla pasta cementizia indurita. Nel calcestruzzo leggero intervengono invece anche propriet&agrave; dell'aggregato usato quali: l'assorbimento dell 'acqua in fase di preparazione dell'impasto, le caratteristiche di deformazione degli inerti che falsano il rapporto AIC dell'impasto stesso. Tutto questo, aggiunto alla scarsa resistenza alla deformazione degli inerti leggeri, ha fatto s&igrave; che il ritiro del calcestruzzo alleggerito sia stato maggiore del ritiro finale di un calcestruzzo normale di pari dosaggio. Non &egrave; infine da sottovalutare la "carbonatazione" dello strato superficiale dei getti dovuta all'azione dell'anidride carbonica presente nell'aria, con le ormai conosciute conseguenze."</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risanamento: </strong>Effettuata l'analisi delle cause e concause del degrado subito dall'edificio, l'Ing. Barcati, sulla base delle esperienze del <em>Laboratorio di Tecnologie Applicate LTE</em> effettuate sui materiali da costruzione sottoposti a tensioni termodinamiche, ha elaborato un preciso programma d'intervento relativo alle esigenze tecniche della struttura ed alla particolarit&agrave; dei materiali impiegati. In sintesi si &egrave; pensato ad un sistema di risanamento e protezione che rispondesse alle esigenze di:<br />- arrestare il processo di ossidazione delle armature metalliche; <br />- ripristinare le zone ammalorate dando continuit&agrave; alle caratteristiche meccaniche del materiale preesistente (resistenza a compressione, flessione, modulo elastico);<br />- impedire nel tempo l'infiltrazione di acqua piovana in residue lesioni non rilevate e nella struttura muraria restaurata; <br />- contenere ogni altro fenomeno di fessurazione dovuto ad escursione termica o sollecitazione meccanica non preventivabile al momento del risanamento; <br />- restituire alle pareti esterne una rappresentativit&agrave; estetica. <br /><br />Pertanto i materiali prescelti per l'opera di ripristino e protezione superficiale dovevano rispondere alle caratteristiche di: impermeabilit&agrave; all'acqua, protezione del ferro, adesione uniforme ai supporti, stabilit&agrave; dimensionale, resistenza ai solfati, modulo elastico basso, deformabilit&agrave; per poter assecondare i movimenti della struttura, durabilit&agrave; nel tempo, traspirabilit&agrave;.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Interventi effettuati e materiali impiegati:</strong> Sulla base delle precedenti considerazioni sono stati effettuati i seguenti interventi:<br />1) Asportazione delle parti di conglomerato degradato fino al raggiungimento del calcestruzzo integro. Messa allo scoperto dei ferri intaccati e trattamento con prodotto anticorrosivo Sanofer Volteco.<br />2) Controllo ed integrazione delle armature che hanno visto la loro sezione ridotta di oltre il 40%.<br />3) Ricostruzione delle geometrie originali mediante l'applicazione di malta bicomponente a basso modulo elastico (E= 140.000 Kg./cm2) Flexomix 30 Volteco dotata di elevata resistenza a flessione ed adesione al supporto murario.<br />4) Protezione superficiale mediante intonaco cementizio elastoplastico Plastivo Concrete Protection, applicato in basso spessore (2 mm ) e dotato di deformabilit&ograve; tale da assorbire le normali sollecitazioni di natura termica o dinamica del supporto senza manifestare lesioni o distacchi dal supporto stesso. Il Plastivo Concrete Protection&nbsp;&egrave; in grado di garantire inoltre:<br />- impermeabilit&ograve; all'acqua ed alla penetrazione di sali solubili ed anidride carbonica;<br />- permeabilit&agrave; al vapore.<br />Il Plastivo Concrete Protection &egrave; stato applicato a spruzzo utilizzando una normale intonacatrice, tipo Turbosol.<br />5) Tinteggiatura finale eseguita con pittura acrilica traspirante.<br /><br /><em>L'intervento effettuato su 1.500 mq di superficie salvaguarda oggi l'integrit&agrave; statica strutturale dell'edificio e la sua protezione contro la penetrazione dell'acqua e dell'unidit&agrave; atmosferica, restituendo agli ambienti il comfort abitativo necessario per le funzioni per le quali sono stati progettati.</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:23:13 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com10]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=10]]></link></item><item><title><![CDATA[Volgrip sfida Nettuno nel suo elemento, in riva al mare]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Senigallia (AN)</li><p style="text-align: justify;">Quando a Senigallia, nel volgere del lungo iter amministrativo per l'ottenimento della concessione edilizia alla fine degli anni '90, qualcuno afferm&ograve; che la committenza, la societ&agrave; Spiaggia di Velluto, stava sfidando col suo progetto il dio Nettuno, il dio del mare, forse non immaginava di quanto profetiche fossero state queste parole.</p>
<p style="text-align: justify;">L'edificio in questione, ora completato e abitato da un paio d'anni, si trova, infatti, sul lungomare ad una quindicina di metri dalla bella spiaggia dell'anconetano e, in pi&ugrave;, ha dovuto fare i conti con una falda sottostante ad appena 1,5 m sotto il piano campagna.<br />A complicare la sfida si &egrave; anche voluto costruire qualcosa come circa 9.000 mq di superficie utile completamente sottoquota, distribuendo i corrispondenti volumi su due piani interrati che, cos&igrave;, si sono venuti a trovare per 7 metri completamente immersi nella falda acquifera.<br />Una spinta dell'acqua di qualche migliaio di tonnellate, risolta sul piano ingegneristico con una struttura assolutamente rilevante e complessa in cemento armato, che si aggiunge alla necessit&agrave; di garantire l'assoluta impermeabilit&agrave; dell'intero complesso, risolta applicando i sistemi Volteco in modo da impedire, soprattutto in prospettiva di futuri assestamenti dell'edificio, ogni possibile infiltrazione. <br />Qui sotto si sono ottenuti 130 ambienti utili tra garages e ripostigli, Sopra terra, poi, sono stati realizzati 120 appartamenti di prestigio, divisi in due blocchi ad andamento curvo, sopra l'intero piano terreno interamente destinato ad attivit&agrave; commerciali.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo quattro anni anni dal termine del primo blocco (i sistemi impermeabilizzanti sono attivi per&ograve; fin dal 2001) e due dal termine del secondo, abbiamo voluto tornare sul luogo della sfida per controllare se si &egrave; davvero riusciti a confinare definitivamente il dio Nettuno nel suo ambito, il mare. <br />Siamo riusciti a stanare, per la seconda volta, l'ing. Piero Calbucci, responsabile della progettazione della parte strutturale: "Abbiamo dovuto affrontare diversi problemi e di concausa che concorrevano insieme a complicare il progetto. <br />Per primo, la complessit&agrave; del progetto architettonico e delle forme ondulate della pianta che rispondevano alla necessit&agrave; di ottenere un risultato estetico di eccellenza, siamo pur sempre nel proscenio del lungomare in centro a Senigallia. Per secondo, dovevamo vincere la fortissima spinta dell'acqua di falda: abbiamo quindi proceduto a realizzare, sul piano orizzontale, una getto in cls dello spessore di 40 cm, poi steso il manto impermeabile Volgrip, rivoltandolo di 1,5 m in verticale lungo il perimetro, gettato uno strato di 8 cm di spessore per consentire la praticabilit&agrave; del cantiere senza danneggiare l'impermeabilizzazione, infine abbiamo gettato una platea di 1 m di spessore.<br />Il tutto raccordato con le pareti verticali da 40 cm, sempre in cls. A complicare ulteriormente, a causa della vicinanza al cantiere di edifici abbiamo dovuto rinunciare ai tiranti esterni, "inventando" la soluzione di perimetrare la struttura con centinaia di puntelli in acciaio che sarebbero stati tolti solo quando il tutto sarebbe stato in sicurezza statica. Soluzione tecnica, questa, che ha determinato anche la soluzione del terzo problema, quello dell'impermeabilizzazione dei due piani interrati. I puntoni in acciaio sarebbero diventati dei corpi passanti permanenti, creando centinaia di potenziali viatici per l'acqua; avevamo pertanto la necessit&agrave; di trovare un sistema impermeabilizzante che sigillasse ermeticamente questi nodi, tenendo conto anche di possibili micro-movimenti, dovuti magari a cause naturali geologiche, e delle eventuali microfessure che si potrebbero formare in futuro.<br />Bisognava, infine, garantire l'impenetrabilit&agrave; all'acqua anche a 6 fosse d'ascensore, altri momenti cruciali per l'acqua. Avevamo necessit&agrave; di un sistema estremamente duttile, oltre che impermeabile, che garantisse, nel tempo, l'elasticit&agrave; adeguata". Volgrip, quindi, per rivestire la struttura orizzontale e verticale dall'esterno, WT102 per giunti e getti di ripresa, Volclay Panel+WT102, per creare un sigillo speciale intorno ai puntoni d'acciaio che trapassavano pareti verticali e platea.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 11:50:59 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com24]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=24]]></link></item><item><title><![CDATA[I Jolly Hotels hanno scelto Plastivo, la protezione sicura del comfort]]></title><description><![CDATA[<li><b>TIPOLOGIA:</b> T2</li><li><b>LUOGO:</b> Roma, Milano, Bergamo</li><p style="text-align: justify;">Ristrutturare, proteggere, impermeabilizzare, un trinomio che viene puntualmente adottato dalla grande catena di accoglienza alberghiera, il grande network internazionale che fa capo al gruppo Jolly Hotel, diffusamente presente in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui infatti la Jolly &egrave; presente in praticamente tutte le principali citt&agrave; di tutte le regioni, sia in strutture costruite ex novo sia avendo acquisito nomi prestigiosi del settore, specie in grandi citt&agrave; come Roma e Milano, dove i grandi vecchi alberghi assorbiti operano conservando il loro marchio. <br />Diverse esigenze, differenti servizi forniti, tipologie delle strutture diversificate sia per modalit&agrave; costruttive che per vetust&agrave;, ampio numero di propriet&agrave;. In questo quadro, se si aggiunge il fatto che le strutture alberghiere, in particolare, sono soggette a stress da utilizzo particolarmente accentuato, risulta evidente che la societ&agrave; ha un programma praticamente continuo di manutenzioni e, in molti casi, specie nelle ultime acquisizioni, di ristrutturazioni vere e proprie. <br />In pi&ugrave;, ragione un po' pi&ugrave; effimera ma non meno importante, il settore ricettivo, salvo casi storici eccezionali, brucia in fretta stili e mode, costringendo ad un serrato adeguamento al mutare dei gusti e delle richieste della clientela.<br />Succede cos&igrave; che in pochi anni, uno alla volta, gli hotels italiani del gruppo sono stati soggetti a diversi lavori di radicale risistemazione. <br />In particolare, &egrave; stato messo mano al risanamento dei locali pi&ugrave; "a rischio", cio&egrave; cucine e bagni delle camere, ma anche di terrazze e vasche esterne da giardino, di oltre una decina di strutture in diverse localit&agrave; italiane.<br />Un lavoro particolarmente delicato che &egrave; sempre stato affidato, e lo &egrave; ancora per i cantieri in corso, alla F.R.P. di SoltoCollina, amena localit&agrave; sulle rive del lago di Iseo nel Bergamasco.<br />La societ&agrave; dei fratelli Pezzotti, una grande azienda del settore delle impermeabilizzazioni che opera principalmente nel triangolo Milano-Bergamo-Brescia, ha "in cura" le pi&ugrave; importanti ristrutturazioni del gruppo Jolly in Italia per quanto riguarda l'esecuzione delle opere necessarie alla protezione delle strutture dall'acqua.</p>
<p style="text-align: justify;">Un lavoro particolarmente delicato, in quanto si &egrave; trattato di dover garantire la massima sicurezza nei locali cucina in tutti gli alberghi, sia per quanto riguarda le superfici orizzontali, dove &egrave; stata impiegata, di norma, la guaina cementizia Plastivo 90 di Volteco, sia per quanto riguarda quelle verticali, dove si &egrave; applicato invece Plastivo 180. Qui &egrave; necessario impedire che un'ambiente cos&igrave; aggressivo (vapori, escursioni termiche, dilatazione e disgregamento degli intonaci, oli ed altri aerosol, uso di prodotti per la pulizia particolarmente "profondi") possa causare danni alle strutture sottostanti e, soprattutto, consentire la massima igiene e pulizia dei locali, impedendo la formazione di incrostazioni, la diffusione di microrganismi dannosi, il ristagno in profondit&agrave; di umidit&agrave;.<br />&Egrave; inutile ricordare che anche la normativa ne prevede la massima salubrit&agrave;. Cos&igrave; si &egrave; intervenuti in tutti e cinque gli hotels di Milano, poi anche a Siena, Bergamo e Roma, dove i lavori sono ancora in corso.<br />Stesso prodotto, Plastivo 180, &egrave; anche stato impiegato per il risanamento dei bagni delle camere, cosa avvenuta nella quasi totalit&agrave; delle ristrutturazioni, dove era necessario impermeabilizzare in sicurezza pareti e pavimenti dai continui dilavamenti e dalla penetrazione del vapore acqueo. <br />L'intervento pi&ugrave; radicale, per ora, &egrave; stato eseguito al Termarium di Bergamo che, oltre agli ambienti gi&agrave; citati, ha visto il rifacimento completo di tutte le zone dedicate a idromassaggi e a terapie. Locali, anche questi, particolarmente delicati, data la presenza continua di acqua in movimento (le vasche dove il manto impermeabilizzante &egrave; stato interamente eseguito con Plastivo 180) e di aerosol, dovuto all'evaporare dell'acqua calda.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 11:40:12 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com23]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=23]]></link></item><item><title><![CDATA[Impermeabilizzazione c/o Ferrari]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Maranello</li><p style="text-align: justify;">Nuova sede per la Direzione Tecnica Ferrari, a Maranello, e nuova sfida tecnologica ed architettonica, come diversamente non poteva essere. <br />A progettare gli spazi destinati ad accogliere "l'anima pensante" della pi&ugrave; prestigiosa casa automobilistica &egrave; stato chiamato un architetto internazionale quale Massimiliano Fuksas, che lascer&agrave; il "suo segno" di fronte a quello di Renzo Piano, progettista della famosa Galleria del Vento, alle cui spalle sono attualmente in corso di costruzione i nuovi uffici direzionali. Una costruzione dalle forme semplici ed essenziali, la cui originalit&agrave; &egrave; interpretata dal piano del corpo centrale, occupato da un'enorme e scenografica vasca d'acqua, da cui affiorano le isole per l'esposizione dei modelli della mitica rossa.</p>
<p style="text-align: justify;">L'edificio, a forma rettangolare, si sviluppa su tre piani fuoriterra e due interrati, con pianta via via maggiore a partire dal basso verso l'alto. <br />Il piano interrato pi&ugrave; profondo, a oltre sette metri di profondit&agrave;, completamente al di sotto del livello della falda acquifera, &egrave; stato impermeabilizzato con il sistema Volteco. <br />Realizzato il magrone di pulizia, a fondo scavo, sull'intera superficie, un rettangolo di circa 80 metri di lunghezza per 15 di larghezza, sono stati applicati i teli Volgrip, sopra cui &egrave; stata realizzata poi la platea di fondazione. Sulle pareti verticali, invece, i teli Volgrip sono stati inchiodati ai diaframmi perimetrali di sostentamento del terreno, raccordati con quelli orizzontali sotto platea e ricoperti dalla controparete verticale in calcestruzzo.<br />Tutti i ferri passanti, sia quelli della platea di fondazione che quelli della controparete verticale agganciati ai primi per rendere solidali le opere di fondazione sono stati sigillati con Bentoseal, un gel di bentonite di sodio naturale, preidratata e stabilizzata con polimeri, utilizzabile come un normalissimo stucco in pasta, che consente stuccature pratiche e veloci di ogni punto ove potrebbero verificarsi discontinuit&agrave; della bentonite di sodio contenuta nel manto impermeabilizzante.</p>
<p style="text-align: justify;">La zona di accostamento tra la fondazione a platea e le murature perimetrali in cemento armato, generalmente sede dei diversi assestamenti delle strutture, sottoposta a notevole spinta idraulica, &egrave; stata invece presidiata con WT 102, idoneo giunto a tenuta idraulica, in grado di fungere da guarnizione tra gli elementi strutturali.<br />Un cordolo di WT 102 &egrave; stato applicato, infine, anche al limite superiore dell'impermeabilizzazione verticale costituita dai teli Volgrip, in modo da sigillare completamente il manto impermeabile cos&igrave; realizzato.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 11:09:11 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com21]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=21]]></link></item><item><title><![CDATA[Il caso Thomson: come garantire un clima perfetto dentro un tunnel di 120 metri]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Catania</li><p style="text-align: justify;">Molteplici sono le particolarit&agrave; tecniche e costruttive che hanno consigliato l'utilizzo della tecnologia Volteco nell'ampliamento dello stabilimento Thomson di Catania, il colosso mondiale del video, hi-fi e nuovi sistemi di comunicazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo corpo di fabbrica doveva essere collegato, infatti, con i fabbricati preesistenti almeno per quanto riguardava tutta la rete impiantistica, un sofisticato e complesso sistema di reti tecnologiche, aumentato dalle particolari esigenze produttive di una lavorazione basata sulle pi&ugrave; moderne apparecchiature e strumentazioni elettroniche e di trasmissione dati. <br />Il problema &egrave; stato risolto con la costruzione di un tunnel tecnologico, sotterraneo, lungo 120 metri per 2,80 di altezza e 3,50 di larghezza, sopra cui &egrave; stato realizzato un parcheggio.<br />Il tunnel, costituito da vari elementi prefabbricati, collegati in opera da un sistema di cerniere in acciaio, doveva presentare caratteristiche interne di salubrit&agrave; e confortevolezza tali, da non pregiudicare il perfetto funzionamento del sensibile sistema di trasmissione delle reti tecnologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad aumentare le difficolt&agrave; costruttive del manufatto, completamente sottoquota, va segnalata, poi, la tipologia del terreno, di tipo argilloso, con elevate capacit&agrave; di trattenimento dell'acqua senza possibilit&agrave; di drenaggio, e la spiccata criticit&agrave; delle opere di impermeabilizzazione, determinata dai giunti verticali di unione tra gli elementi prefabbricati e da quelli orizzontali tra la base del prefabbricato e la platea di fondazione.<br />Sul fondo scavo, dopo un appropriato filtro di materiale lavico, &egrave; stato eseguito il magrone di pulizia, su cui &egrave; stato applicato il manto impermeabile costituito dai teli Volgrip. <br />Nelle scanalature presenti sugli elementi prefabbricati, sia orizzontali che verticali, &egrave; stato inserito il waterstop bentonitico RX 101, a sigillo dei getti integrativi che hanno reso monolitica la struttura costituita dai singoli elementi prefabbricati e a garanzia della perfetta tenuta idraulica del tunnel. Sulle pareti verticali, sono stati inchiodati i pannelli Volclay, per la loro caratteristica di impedire fenomeni di trasmigrazione interfacciale dell'acqua.<br />Opportunamente raccordati con i teli Volgrip orizzontali, &egrave; stata cos&igrave; realizzata una fodera continua e completa, impermeabile, avvolgente tutto il cunicolo sotterraneo.</p>]]></description><pubDate>Thu, 4 Dec 2008 11:02:56 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com20]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=20]]></link></item><item><title><![CDATA[Cinquecento posti auto ricavati tre piani... sotto]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Bologna</li><p><strong>I Protagonisti</strong></p>
<p><strong>Committente: </strong>Comune di Bologna<br /><strong>Concessionaria:</strong> Societ&agrave; Italiana Parcheggi Auto SpA - Perugia<br /><strong>Importo delle Opere:</strong> 20.000.000.000<br /><strong>Opere edili:</strong> Autopark (consorzio d'imprese tra C.M.B. Carpi e Coop Costruzioni Bologna)<br /><strong>Progetto architettonico e D.L.:</strong> ing. Antonio De Fazio<br /><strong>Progetto strutturale:</strong> ing. Andrea Lucarelli<br /><strong>Direttore tecnico cantiere:</strong> ing. Pierpaolo Di Marco</p>
<p style="text-align: justify;">La cronica carenza di parcheggi e la concomitante indisponibilit&agrave; di aree da adibire a sosta per i veicoli, un po' in tutti i centri urbani delle nostre citt&agrave;, inducono le amministrazioni pubbliche a ricorrere sempre pi&ugrave; spesso alla costruzione di parcheggi interrati, di limitato impatto visivo e soprattutto realizzabili in qualsiasi zona. Le moderne tecnologie costruttive, la motorizzazione degli impianti, un'accurata ed attenta progettazione dei manufatti sottoquota ne ottimizzano la funzionalit&agrave;, l'aspetto estetico e le condizioni di sicurezza anche negli interventi pi&ugrave; critici o in contesti fortemente urbanizzati, quale quello in corso di costruzione a Bologna, in una zona strategica del centro, nei pressi dell'Ospedale Sant'Orsola. <br />Il parcheggio, a servizio del Policlinico e della citt&agrave;, per complessivi 500 posti auto, si sviluppa su tre piani interrati, a pianta rettangolare di circa 140 x 40 m., per una superficie di 3.645 mq per piano ed un'altezza minima dei locali di 2,21 m.</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarit&agrave; dell'intervento imponeva dei tempi di realizzo pi&ugrave; rapidi possibili, per limitare al massimo i disagi di un cantiere edile a ridosso di un ospedale e ripristinare quanto prima la normale viabilit&agrave; in un'area particolarmente trafficata, procedendo velocemente alla realizzazione delle fondazioni e della posa delle strutture prefabbricate.<br />Le comprensibili esigenze degli utenti dovevano perci&ograve; trovare giusta compenetrazione con le imprescindibili necessit&agrave; di progetto, di realizzazione di un'opera interrata a perfetta tenuta stagna, dai requisiti ambientali interni soddisfacenti, tali da garantire la qualit&agrave; richiesta e la totale protezione ed isolamento delle opere nel tempo.<br />L'intera superficie del piano di posa della platea di fondazione &egrave; stata "isolata" da un "catino" impermeabilizzante creato con i teli Volgrip-Volteco, date le caratteristiche tecnicoprestazionali di grande rigore qualitativo e gli enormi vantaggi derivanti dalla lavorabilit&agrave;, facilit&agrave; e velocit&agrave; di applicazione, decisivi in un intervento cos&igrave; particolare come questo del Sant'Orsola, dove, tra l'altro, anche la razionalizzazione della tempistica e della logistica di cantiere costituiva elemento discriminante.</p>
<p style="text-align: justify;">L'impermeabilizzazione &egrave; stata eseguita su tutta la superficie orizzontale del parcheggio, alla profondit&agrave; di 13 metri, quota di realizzazione del magrone di pulizia, e fino ad un'altezza di un metro e mezzo sulle pareti verticali. Direttamente sopra il manto impermeabilizzante &egrave; stata eseguita poi la platea di fondazione, il getto dei pilastri e la posa dei solai prefabbricati, fino alla costruzione delle strutture fuori terra, oggi in corso di ultimazione. <br />Infine, i 5.000 mq di superfici impermeabilizzate con il sistema Volteco hanno consentito di assolvere anche alla funzione inversa, di protezione attiva del terreno, al fine di preservare l'ambiente circostante da eventuali riversamenti di liquidi inquinanti provenienti dal parcheggio e da eventuali dispersioni nell'acqua di falda di componenti del calcestruzzo, potenzialmente inquinanti.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 17:04:21 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com17]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=17]]></link></item><item><title><![CDATA[Bocconi conferma Volteco come partner tecnologico]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Milano</li><p align="justify">Volteco si conferma nuovamente partner tecnico nella realizzazione anche del secondo lotto di lavori programmato dall'Universit&agrave; Bocconi di Milano nell'ambito del pi&ugrave; vasto piano di ricostruzione dell'intero campus universitario, varato cinque anni fa. Partnership che si &egrave; concretizzata, oltre che nella fase realizzativa, anche per il supporto fornito in fase di progettazione dei sistemi impermeabilizzanti della complessa struttura, ora gi&agrave; in avanzata fase esecutiva. Questo secondo edificio, dopo il primo ellissoidale dell'architetto milanese Gradella, viene realizzato sul progetto, vincitore del concorso internazionale, ideato dalle irlandesi Yvonne Farrell e Shelley McNamara, anima e menti dello studio Grafton Architects di Dublino. <br /><br />Grande progettazione, design creativo, ma anche cantiere dai grandi numeri, irto di difficolt&agrave; tecniche ed esecutive, amplificate dal fatto che si costruisce in pieno centro storico, tra strade e palazzi, con una falda acquifera affiorante di -12,50 m. Solo la costruzione delle strutture richiede un lavoro lungo tre anni. Progettazione strutturale e direzione dei lavori sono affidate, come per il primo lotto, alle mani esperte dell'ing. Emilio Pereira di Milano. <br />L'edificio, ci racconta l'ingegnere nel suo studio-loft milanese, &egrave; costituito da tre piani interrati e da pi&ugrave; corpi da 4 e 5 piani fuori terra. I primi due interrati ospitano la parte discendente dell'aula magna ed alcuni locali per usi diversi, il terzo piano sotterraneo &egrave; destinato a parcheggio e servizi tecnici. <br /><br />Gli ampi spazi liberi di fruizione dell'edificio, sopra e sottoquota, hanno portato a realizzare una struttura imponente. La struttura fuori terra che costituisce i corpi in elevazione, 24 m di lunghezza e a larghezza variabile da 12,50 m a 8,50 m circa, &egrave; sospesa per mezzo di tiranti in acciaio ancorati alle travi di copertura post-tese realizzate in calcestruzzo Scc (self compacting concrete). Queste coperture, 24 m di luce, 3,40 m di altezza e 84 cm di spessore, sono sostenute da coppie di travi/parete intelaiate tra di loro e realizzate, in prima fase, sempre in cls scc. Gli insiemi costituiti da ciascuna coppia di travi/parete, posti ad una distanza di circa 4 m e posizionati con interasse di circa 28 m, poggiano su grossi pilastri di 4,20 m per 1,20 m che portano in fondazione un carico pari a circa 3.000 tonnellate. <br />La realizzazione delle fondazioni e della platea ha comportato lo scavo di un'area di 10.800 mq, corrispondente alla superficie coperta della nuova struttura, per una profondit&agrave; di 19 m, in presenza di una falda che in questa zona di Milano si trova a quota -12,50. L'intero perimetro, dato il contesto, &egrave; stato interamente diaframmato per mettere in sicurezza gli edifici confinanti. Per lavorare efficacemente, l'area di scavo &egrave; stata divisa in tre settori, procedendo a scalare dopo essere arrivati a quota -12 (giusto sopra la falda acquifera), in modo che macchine e uomini si trovassero nelle migliori condizioni, all'asciutto. Quando si scavava il primo settore, il secondo era gi&agrave; in fase di jetting...<br /><br />Il calcolo per il dimensionamento della platea ha dovuto tener conto, oltre che dei carichi dovuti all'edificio soprastante, anche della sottospinta dovuta alla pressione che l'acqua avrebbe esercitato sul basamento. <br />Si &egrave;, quindi, messo in opera una struttura dello spessore di 2 m, portato a 3 m in corrispondenza dei punti di appoggio dei setti portanti. Per realizzare questa enorme massa di cls, l'ing. Pereira ha dovuto progettare anche le modalit&agrave; esecutive del lavoro, tenendo conto principalmente di due fattori: la limitata possibilit&agrave; delle betoniere e degli automezzi di raggiungere il luogo, il centro storico di Milano, e la capacit&agrave; produttiva delle maestranze (ferraioli e carpentieri) nel predisporre le zone di getto. Si &egrave; scelto cos&igrave; di procedere per conci, porzioni fattibili in giornata, dimensionati seguendo le geometrie della pianta dell'edificio. <br />Ognuno di questi conci &egrave; stato gettato a strati dello spessore di 1 m ciascuno, solidalmente legati dalle armature in ferro a formare dei monoblocchi e sigillati da waterstop (RX 101-Volteco) sia lungo il perimetro sia sul piano orizzontale. <br />Data la metodologia adottata, si &egrave; provveduto ad impermeabilizzare il tutto con il telo bentonitico Volgrip, procedendo di pari passo con l'elevarsi di ciascuna porzione della platea, a partire dal fondo dello scavo e continuando in verticale, senza soluzione di continuit&agrave;, fino a quota di sicurezza, -10 m. <br />Data la delicatezza e complessit&agrave; del lavoro di impermeabilizzazione, l'ing. Pereira ha "inventato" il rapporto quotidiano dell'applicazione dei sistemi di protezione: un diario giornaliero, compilato dal responsabile dell'applicazione, che rendesse pi&ugrave; difficili le "dimenticanze" esecutive e che costituisse, per il futuro, una documentazione dettagliata dei passi effettuati.</p>
<p align="justify"><strong>Il progetto architettonico</strong><br />Situato in pieno centro storico, il nuovo complesso universitario avr&agrave; un'estensione di 45.000 mq che occuperanno un'area di 50x150 mq. Qui saranno ospitati 883 tra uffici, centri di ricerca, laboratori ed alcuni servizi come centro medico, bar, reception, agenzia viaggi, per 1.000 posti di lavoro. <br />Il cuore dell'edificio sar&agrave; la nuova Aula Magna dell'universit&agrave;, 1.000 posti suddivisibili in due sale, immaginata dalle due progettiste a volo d'uccello, dal cielo fin nel sottosuolo. Sono previste, inoltre, tre sale conferenze, una sala riunioni e un parcheggio sotterraneo da 190 posti auto. Il progetto del complesso prevede una sequenza di edifici in vetro sospesi sopra Milano, con un ingresso angolare di 18x190 metri, sovrastato dal complesso dei volumi dell'Aula Magna e, pi&ugrave; sopra per 3/4 piani, da tutti gli uffici, laboratori e funzioni operative.<br /><br /><strong>Cartello di intervento<br /></strong>Committente: Universit&agrave; Commerciale Luigi Bocconi - Milano<br />Progettazione architettonica: Arch. Shelley McNamara- Arch. Yvonne Farrell - Dublin<br />Direzione lavori: Ing. Marco Ferrario - Milano<br />Progettazione e direzione lavori opere strutturali: Dott. Ing. Emilio Pereira - Milano<br />Progettazione e direzione lavori opere impiantistiche: Dott. Ing Luigi Amman - Milano<br />Sicurezza: Dott. Ing. Paolo Facchini<br />Appaltatore dei lavori: GDM Costruzioni S.p.A.<br />Opere di impermeabilizzazione: MC Coperture</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:35:53 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com14]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=14]]></link></item><item><title><![CDATA[Nuovo stabilimento e sede per la Pershing ]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Mondolfo (PS)</li><p style="text-align: justify;">In uno scenario particolarmente suggestivo, avvenieristico, &egrave; stato inaugurato, a Mondolfo, il nuovo stabilimento e la nuova sede della Pershing, una struttura all'avanguardia, in vetro ed acciaio, sviluppata su quattro piani fuori terra ed uno interrato, per la costruzione di "barche da sogno". Due capannoni industriali, quasi 15.000 mq di superficie produttiva, circa 300 mq per piano, per un'altezza che raggiunge i 15 m, ospitano ora il cantiere navale pi&ugrave; prestigioso per la costruzione degli yach ammirati sui mari di tutto il mondo. Una seducente passerella d'acqua da cui sembra decollare un Pershing a grandezza naturale, effetto di una sorprendente gigantografia, cos&igrave; credibile da dare l'impressione di essere reale, introduce nel "cuore" di quella che &egrave; considerata la Ferrari degli yach, leader mondiale della nautica di lusso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel nuovo stabilimento, moderno e razionale, "dove il design pi&ugrave; estremo ben si coniuga con l'esigenza della pi&ugrave; assoluta funzionalit&agrave;", sono stati raggruppati gli uffici direzionali, le principali attivit&agrave; produttive e tutto l'ufficio tecnico, la mente creativa per la progettazione, il design, la ricerca tecnologica e l'allestimento delle imbarcazioni. Nel piano interrato dell'ala destinata ad uffici e a centro di rappresentanza del gruppo trova collocazione, invece, il "cervello" del sistema Pershing, un sofisticato centro di comunicazione per la gestione e l'archivio di tutti i dati e le informazioni. Pur essendo ad una profondit&agrave; di soli 4 m. sotto il livello campagna, senza per altro alcuna presenza d'acqua di falda, ci&ograve; nonostante la progettazione ha optato per un'accurata impermeabilizzazione di tutta la struttura interrata, a garanzia di una perfetta confortevolezza interna degli ambienti. Dato il tipo di destinazione dei locali, la necessit&agrave; di usufruire di un microclima interno ottimale e l'esigenza di garantire l'immagine dell'azienda ai pi&ugrave; alti livelli, con l'assenza pi&ugrave; assoluta di ogni "sentore" di umidit&agrave;, &egrave; stato impiegato il sistema bentonico Volteco, con l'applicazione dei teli Volgrip in platea e sui contro pali dei muri di fondazione, dei pannelli Volclay all'esterno delle strutture verticali e del sistema WT 102 per la sigillatura di tutti i giunti.&nbsp;<br />Ma il sistema Volteco, questa volta la guaina cementizia Plastivo 180, &egrave; stato utilizzato anche per rivestire l'enorme vasca ornamentale esterna, di oltre 200 mq, situata all'ingresso degli uffici, da cui si sviluppa una cascata d'acqua di quasi 15 m d'altezza, a creare la gigantesca scenografia, simbolo ed immagine del marchio Pershing.<br /><br />Committente:<br />Pershing SpA - Mondolfo (PS)<br />Progettista strutturale:<br />Ing. Piero Calbucci - Ancona<br />Impresa Esecutrice:<br />Gruppo Cava Gola Della Rossa SpA - Serra S. Quirico (AN)<br />Opere di Impermeabilizzazione:<br />Grondex Srl - Moie di Maiolati Spontini (AN)<br />Responsabile di cantiere:<br />Geom. Paolo Rossetti - Sig. Pierpaolo Ferretti.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:33:28 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com13]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=13]]></link></item><item><title><![CDATA[Rinasce a Flero la Corte S. Eurosia ]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Brescia</li><p style="text-align: justify;">Al complesso di edifici di grande valore storico viene innestata, con sapiente lavoro filologico, una nuova edificazione di notevole importanza. L'intervento di recupero della Corte S. Eurosia, ridotta ormai ad un rudere, rispecchia la volont&agrave; di far rivivere uno storico borgo rurale, identificato nella frazione "Coler" di Flero, in provincia di Brescia, dominato dalla chiesetta medievale, dalla scuola e dalla tipica cascina padronale che per secoli hanno caratterizzato il panorama agricolo delle nostre pianure.</p>
<p style="text-align: justify;">Il contesto nel quale &egrave; inserito l'immobile e la sensibilit&agrave; della committenza hanno suggerito la realizzazione di un complesso residenziale importante, ben inserito nell'ambiente edilizio esistente e con un elevato livello di qualit&agrave;, sia dal punto di vista estetico che tecnologico. Constata, da accurate ricerche d'archivio e dallo studio dei luoghi, l'originale tipologia di cascinale lombardo a corte chiusa, il progetto propone la ricomposizione della Corte, completamente perduta dal degrado degli anni, a completamento della restante porzione di fabbricato, la villa padronale, recentemente ristrutturata. <br />Il nuovo corpo di fabbrica, i cui lavori sono ormai ultimati, costituisce l'elemento qualificante, a chiusura della vasta corte interna, 33 metri per 80, valorizzata dalla destinazione pedonale e ad area verde, come spazio d'aggregazione cos&igrave; com'era nella classica tipologia della cascina lombarda. <br />Il complesso, 24.000 mc per un totale di 8.000 mq residenziali, ospiter&agrave; 80 unit&agrave; abitative, sviluppate su tre piani fuori terra, oltre ai 110 posti auto e vani accessori, completamente interrati.<br /><br /><br /><strong>Dietro la storia, l'estremo rigore per risolvere i tanti problemi tecnici<br /></strong>L'intervento si caratterizza per la problematicit&agrave; del contesto idrogeologico in cui s'inserisce, con la necessit&agrave; di raggiungere una profondit&agrave; sottoquota campagna di quasi 5 metri, in presenza di una falda freatica in pressione gi&agrave; ad un metro dal piano campagna, oltre che per l'accuratezza e la rigorosit&agrave; degli studi idrogeologici e della progettazione delle opere di impermeabilizzazione e di emungimento. Date le ridotte capacit&agrave; portanti del terreno, costituito da limo ed argilla organica, con permeabilit&agrave; mediamente buona, sono state eseguite sia le prove penetrometriche che quelle di permeabilit&agrave;, con carotaggi fino a 11 m. dal piano campagna e l'inserimento di piezometri di controllo.&nbsp; Una volta realizzati i diaframmi in cemento armato, 2.250 mq, fino a quota -8 metri, &egrave; stato installato tutt'intorno l'impianto di wellpoint con 6 pompe a gasolio autoadescanti dalla portata, ciascuna, di 4.000 litri al minuto, fatti defluire in un vicino fossato, tanto che, nonostante l'estate arida dell'anno scorso, nessun terreno a sud dell'intervento ha risentito della siccit&agrave;. <br />Ultimate le fasi di scavo e realizzati i 10 pozzi per l'emungimento diretto dell'acqua, sono iniziate le opere di fondazione e la meticolosa stesura dei sistemi impermeabilizzanti, curata nei minimi particolari e fin nei dettagli costruttivi pi&ugrave; trascurabili. Realizzati i plinti di fondazione, i pilastri e le murature portanti del piano interrato, 4.800 mq di superficie, si &egrave; provveduto alla rimozione parziale dell'impianto di emungimento e relativa sigillatura dei pozzi, non prima di aver proceduto al collaudo in corso d'opera del sistema d'impermeabilizzazione e alla realizzazione del sistema di emergenza ad allagamento per le spinte idrostatiche in eccesso.&nbsp;A pavimentazione ultimata, il sistema di emungimento &egrave; stato completamente rimosso ed eseguito il secondo collaudo delle opere di impermeabilizzazione.<br />Quale ulteriore accorgimento, i progettisti hanno mantenuto in opera due tubazioni in acciaio inox collegate al substrato drenante, opportunamente sigillate e impermeabilizzate, funzionanti da piezometro: l'indicatore del livello di falda misura +1.80 m dal pavimento finito delle autorimesse. Inoltre, &egrave; stato previsto l'utilizzo dei piezometri e dei pozzi sigillati nell'evenienza di future manutenzioni, oltre che per alimentare l'impianto antincendio richiesto dai vigili del fuoco e l'impianto d'irrigazione dei giardini. Tutte le opere di impermeabilizzazione sono state realizzate con il sistema completo e integrato Volteco ed eseguite secondo le migliori prescrizioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>I protagonisti <br /></strong>Committenti: La Corte Srl. - Coler Immobiliare Srl. Brescia <br />Progettista: Ing. Cesare Zampedrini - Brescia <br />Direttore Lavori: Geom. Santo Zampedrini - Brescia <br />Impresa Esecutrice: Calvetti Srl - Chiari (Bs)</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:30:29 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com12]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=12]]></link></item><item><title><![CDATA[Riaggregazione e consolidamento edificio storico ]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Isola della Giudecca - Venezia</li><p align="justify"><strong>Opera: Casa delle Zitelle</strong> <br /><strong>Localit&agrave;:</strong> Isola della Giudecca - Venezia<br /><strong>Anno di costruzione:</strong> 1574<br /><br />Nel recupero funzionale e statico degli edifici antichi i problemi principali sono dati dal fatto di dover ricostituire un'idoneit&agrave; statica utilizzando, per quanto possibile, i materiali originari. <br />Modifiche e ampliamenti nel passato, cedimenti di parti delle strutture e degrado progressivo dei materiali di costruzione, hanno portato spesso questi edifici a modificare il loro schema statico originario ed a ritrovare situazioni di equilibrio anche molto lontane da quelle per cui erano stati progettati.&nbsp; <br />Pertanto &egrave; spesso difficile poter considerare ancora "legati" tra loro gli elementi costruttivi poich&egrave;, oltre alle rotture evidenti, all'interno delle murature si sono inevitabilmente venuti a creare vuoti o fessure difficilmente rilevabili dall'esterno se non con idonee metodologie di verifica (es. prove soniche). E' perci&ograve; essenziale che un intervento di recupero si orienti, pi&ugrave; che sull'esasperata ricerca di conferire alle strutture elevate resistenze, verso la riomogenizzazione o meglio "riaggregazione" della struttura, portandola ad un grado di resistenza quanto pi&ugrave; uniforme possibile, anche se non elevatissimo, permettendo cos&igrave; di poter ricalcolare le capacit&agrave; portanti usando i comuni metodi della "scienza delle costruzioni". <br />L'esperienza di seguito trattata ne &egrave; un chiaro esempio.</p>
<p align="justify"><strong>Stato dell'opera:</strong> Il complesso delle Zitelle fa parte della straordinaria sequenza di progettazioni Palladiane di cui &egrave; particolarmente ricca Venezia e delle quali questo palazzo, destinato in origine ad ospitare "le fanciulle esposte al rischio di una vita immorale", appunto le Zitelle, &egrave; un evidente esempio. Il grande complesso, che con il corpo di fabbrica ad H circonda sui tre lati la chiesa, sin dalla fine degli '80 manifestava la necessit&agrave;, per alcune parti dell'edificio, di urgentissime opere di restauro, questo al fine di poterle recuperare sia dal punto di vista statico che strutturale, permettendo cos&igrave; il riutilizzo degli ambienti come Centro Congressi ed Esposizione, servizi di cui Venezia &egrave; ancor oggi povera.</p>
<p align="justify"><strong>Problematiche: </strong>Le problematiche legate alla compattezza della struttura muraria furono rilevate maggiormente nella parete ala est e su quella di testa della struttura lato sud, dove anche evidenti fuori piombo, dovuti a cedimenti fondazionali, avevano contribuito a sollecitare ulteriormente la muratura.&nbsp; <br />Altre problematiche si evidenziavano nella necessit&agrave; di un rinforzo orizzontale (cordolo) che agisse come ripartitore dei carichi per sopportare il maggior carico dovuto alle nuove strutture di supporto dei solai in legno esistenti e nel consolidamento della cornice di gronda, fortemente ammalorata e disgregata.</p>
<p align="justify"><strong>Cause del degrado: </strong>Il degrado della muratura del complesso pu&ograve; essere attribuito a cause chimiche e fisiche. Le prime sono sostanzialmente legate alla presenza di sali, in particolare i solfati, che, frequentemente presenti in quasi tutti i tipi di materiali da costruzione quali i mattoni, leganti e sabbie, risultano, per la loro natura igroscopica, essere anche i pi&ugrave; pericolosi. <br />Molti solfati hanno un grado di solubilit&agrave; tale per cui, a temperatura ambiente, sono in uno stato costante di soluzione e ricristallizzazione. Il cambiamento di volume che ne consegue porta ad una variazione di tensione interna del materiale adiacente e quindi alla sua disgregazione. <br />Inoltre nei leganti idraulici, come il cemento o la calce idraulica, al momento della miscelazione con l'acqua, si generano silicati di calcio idrato e alluminati di calcio idrato i quali sono capaci di produrre, a contatto con i solfati, rispettivamente ettringite e thaumasite. L'aumento di volume che ne deriva &egrave; causa di fessurazioni, distacchi ed altri tipi di degrado. <br />Le seconde sono causate sia da dilatazioni e contrazioni termiche impedite che dalle variazioni fisiche dell 'acqua alI 'interno della struttura (evaporazione, gelivit&agrave;, risalita capillare, ecc.). Le alterazioni che ne derivano possono rendere discontinuo il sistema aumentando la porosit&agrave; e creando soluzioni di continuit&agrave; fra i componenti murari. La diminuzione di aderenza fra malta ed elementi di sostegno, la diminuzione di coesione degli stessi e dell'apparecchiatura muraria nel suo complesso, sono la conseguenza delle alterazioni in atto. <br />La scelta del sistema riaggregante-consolidante doveva quindi mirare alla restituzione della continuit&agrave; del sistema ed essere scelto in base alle caratteristiche chimiche (stabilit&agrave; chimica ai solfati) e fisiche della struttura (vuoti presenti iniettabili).</p>
<p align="justify"><strong>Risanamento: </strong>Considerando l'esigenza della progettazione di non intervenire sulla struttura muraria con ulteriori strutture di rinforzo, la scelta del sistema riaggregante-consolidante si &egrave; portata verso le iniezioni di leganti che rispondessero tecnicamente e chimicamente alle seguenti esigenze. <br /><em>Compatibilit&agrave; chimica delle miscele iniettate con i materiali preesistenti</em>. I solfati, quasi sempre sotto forma di gesso, sono presenti sia nei mattoni che nelle malte impiegate per l'allettamento. Questo perch&egrave;, fino al 1800, non c'erano mezzi rapidi per riconoscere una pietra calcarea da una pietra gessosa, quindi spesso si aveva presenza di gesso anche nelle calci. Anche i laterizi contengono sovente forti quantit&agrave; di solfati. <br /><em>Basso sviluppo di calore in fase d'indurimento.</em> Lo sviluppo di calore durante la presa e l'indurimento delle miscele leganti, d&agrave; luogo a inconvenienti quali formazioni di crepe o addirittura dissesti statici. Questo sia per i gradienti termici che si creano nelle murature, soprattutto se di forte spessore, sia perch&egrave; durante l'intervento si creano zone strutturali con temperature differenziate e quindi con dilatazioni differenti. <br /><em>Lento sviluppo delle resistenze. </em>Uno sviluppo troppo rapido delle resistenze pu&ograve; creare degli stati tensionali fra zone gi&agrave; iniettate e zone non ancora iniettate, con formazione di crepe o dissesti statici di vario tipo. <br /><em>Coesivit&agrave; della miscela durante la fase di iniezione. </em>Il problema si evidenzia nella miscela per iniezioni, perch&egrave; le miscele adottate devono essere molto fluide e richiedono quindi forti quantit&agrave; di acqua; nelle operazioni di iniezione i grani hanno difficolt&agrave; nel penetrare nelle porosit&agrave; pi&ugrave; sottili e quindi vengono progressivamente "frenati" mentre l'acqua si separa dalla miscela. <br /><em>Controllo del consolidamento. </em>Le operazioni di consolidamento sono state controllate attraverso rilievi sonici, eseguiti su tre zone significative della struttura muraria. La prova sonica misura la velocit&agrave; di propagazione di un'onda, generata mediante la percussione con uno speciale martello su un lato del muro e ricevuta in un punto situato sul lato opposto. Tale velocit&agrave; risulta tanto maggiore quanto pi&ugrave; compatta &egrave; la muratura. Per questo, comparando i risultati ottenuti prima e dopo il consolidamento, si ha una stima dell'efficacia dell'intervento che viene valutata mediante il coefficiente di omogeneit&agrave; raggiunto.</p>
<p align="justify"><strong>Interventi effettuati e materiali impiegati:</strong> Le opere di riaggregazione muraria e consolidamento strutturale hanno avuto il seguente sviluppo:<br />a) dopo un adeguato rinforzo fondazionale sono state eseguite le operazioni: riaggregazione strutturale di tutta la parete sud mediante iniezioni di legante colloidale Microlime Novecento e successivamente inserimento di barre d'acciaio inox ad aderenza migliorata, inclinate di 45 gradi, disposte ad interasse di cm.50 ed ancorate con il Microlime Novecento.<br />b) poich&egrave; la struttura muraria doveva sopportare un maggiore carico dovuto alla costruzione di una struttura metallica di rinforzo per il solaio preesistente, &egrave; stato eseguito un cordolo armato all'interno della muratura stessa eseguendo una prima fase di iniezioni per il consolidamento di una fascia della muratura. Di seguito sono state eseguite perforazioni e inserite delle barre in acciaio inox ad aderenza migliorata, ancorate con Microlime Novecento.<br />c) la cornice di gronda, molto disgregata, &egrave; stata consolidata con iniezioni di Microlime Novecento&nbsp;ed inserimento di barre di acciaio inox.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:27:42 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com11]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=11]]></link></item><item><title><![CDATA[Sigillate le perdite di un canale in Sardegna ]]></title><description><![CDATA[<li><b>TIPOLOGIA:</b> T4</li><li><b>LUOGO:</b> Caglari</li><p style="text-align: justify;">La tecnologia Volteco sigilla le perdite d'acqua di un canale in Sardegna: misurata con vari test la capacit&agrave; impermeabilizzante del sistema Garvo - Plastivo. Uno degli sprechi maggiori di una risorsa che sta diventando sempre pi&ugrave; preziosa, l'acqua, &egrave; determinato proprio dal suo trasporto: gli enti preposti alla gestione della rete idrica, sia essa a scopo irriguo o potabile, indicano percentuali a due cifre, talvolta si arriva anche a superare il 50%, nella quantit&agrave; di acqua sciupata dall'inefficienza della rete di distribuzione. <br /><br />I lavori di manutenzione del <span style="text-decoration: underline;">canale artificiale che dal Pimpisu trasporta l'acqua alla diga del Cixerri</span>, alimentando i distretti irrigui della parte sud-occidentale del Campidano di Cagliari, sono stati decisi proprio per eliminare le grosse perdite d'acqua riscontrate particolarmente nel tratto di attraversamento dei comuni di Samassi, Serramanna e Villacidro. <br />Un percorso di quasi 10 Km in cui sono stati rifatti completamente i giunti strutturali, trasversali e longitudinali, causa della vistosa fuoriuscita dell'acqua. Al fine di adottare la tecnologia impermeabilizzante pi&ugrave; idonea e, soprattutto, verificare la tenuta nel tempo degli interventi di manutenzione, sono state eseguite delle prove sperimentali che dovevano comprovare la tenuta idraulica nelle condizioni reali di esercizio dell'invaso artificiale.<br />Il canale, realizzato in cemento armato, ha una sezione trapezoidale, con lato di base compreso tra 3.60 e 2.30 m e pareti inclinate a 45&deg;. Tre anni fa, nel tratto oggetto di prova, si era provveduto a rifare i giunti strutturali utilizzando il sistema Volteco, in particolare sigillando ermeticamente le falle d'acqua attraverso un raccordo impermeabile costituito dalla banda coprigiunto Garvo, fissata alle pareti con Plastivo 180.</p>
<p style="text-align: justify;">Verificata per ben due anni la perfetta tenuta idraulica dei giunti, nello stesso tratto l'anno scorso &egrave; stata eseguita una seconda prova, attraverso la realizzazione di due ture sperimentali, impermeabilizzate in parete con Plastivo 180, a distanza di 38,65 m l'una dall'altra, a perfetta tenuta stagna a monte e a valle.&nbsp;Reimmessa l'acqua, si &egrave; potuto verificare che il livello si era abbassato di 8 cm, nelle prime 24 ore, e di 15 cm complessivi nell'arco delle 48 ore, pari all'8,5% del volume invasato, per poi stabilizzarsi successivamente in 1 cm ogni 24 ore, nonostante le superfici del canale non fossero state completamente rivestite dall'impermeabilizzazione. I risultati hanno dimostrato, cio&egrave;, che dopo una prima fase di imbibimento della superficie in cemento armato del canale, la perdita d'acqua era stata praticamente eliminata, tenendo conto che una parte del volume d'acqua va perso per effetto dell'evaporazione. <br /><br />Alla luce di queste verifiche, si &egrave; dato poi corso ai lavori complessivi di manutenzione, consistiti in un accurato risanamento delle parti ammalorate del rivestimento del canale, nell'appiattimento dei residui bituminosi dei giunti preesistenti e nell'apposizione della banda coprigiunto Garvo, fissata ai bordi con una doppia mano di Plastivo 180, in modo da sopperire in maniera ottimale anche alla dilatazione e contrazione del cls.&nbsp;<br />La banda coprigiunto impermeabile Garvo &egrave; costituita da una garza di tessuto poliestere, larga 10 cm, rinforzata nella zona centrale, per due terzi della larghezza, da un riporto di gomma, dotata di buona resistenza ai raggi UV. Indicata per ricoprire lesioni strutturali e riprese di getto sottoposte a spinta idrostatica positiva, Garvo pu&ograve; essere impiegata anche come collegamento di superfici attigue di giunti, in strutture o in elementi prefabbricati sottoposti a movimenti termici o dinamici.<strong> </strong>In particolare la banda coprigiunto Garvo &egrave; stata applicata su una mano di 2 mm di Plastivo 180, rivestimento cementizio polimero-modificato, in modo da assicurare la perfetta adesione al supporto preventivamente preparato, e poi fissata e sigillata superiormente da un'altra mano di Plastivo 180, cos&igrave; da inglobarne la retina di supporto. Indispensabile per le zone di aggrappo laterali, Plastivo 180 &egrave; stato impiegato anche per le sigillature di testa, realizzate "a coppo" in favore di corrente, al fine di non esporre l'insieme a sollecitazioni indesiderate.<br /><br />Il canale &egrave; ora in grado di trasportare efficientemente un milione di mc d'acqua, destinati, oltre all'irrigazione di uno dei pi&ugrave; fertili distretti agricoli dell'isola, anche a sopperire alla grave carenza di acqua potabile, dato l'aggravarsi dell'emergenza idrica. Il corso d'acqua, infatti, sar&agrave; utilizzato anche per convogliare le acque recuperate dal dismesso bacino minerario del Sulcis, che andranno ad alimentare l'importante bacino idrico del Cixerri.&nbsp;In particolare la banda coprigiunto Garvo&nbsp;&egrave; stata applicata su una mano di 2 mm di Plastivo 180, rivestimento cementizio polimero-modificato, in modo da assicurare la perfetta adesione al supporto preventivamente preparato, e poi fissata e sigillata superiormente da un'altra mano di Plastivo 180, cos&igrave; da inglobarne la retina di supporto. Indispensabile per le zone di aggrappo laterali, Plastivo 180 &egrave; stato impiegato anche per le sigillature di testa, realizzate "a coppo" in favore di corrente, al fine di non esporre l'insieme a sollecitazioni indesiderate.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Committente:<br /></strong>&nbsp;&nbsp; Regione Autonoma della Sardegna<br />&nbsp;&nbsp; Ente Autonomo del Flumendosa - Cagliari<br /><br /><strong>- Progetto:</strong><br />&nbsp; Ing. Gianluca Lombardini - Coordinatore<br />&nbsp; Ing. Giorgio Sanna - Direttore del servizio<br />&nbsp; Geom. R. Mura - Resp.le del procedimento<br />&nbsp; Ing. Desogus, ing. Cantone - Direz. gen.le<br /><br /><strong>- Impresa Esecutrice:</strong><br />&nbsp; I.C.E.I.A. srl - Cagliari<br /><br /><strong>- Opere Impermeabilizzanti:</strong><br />&nbsp; Buccellato Srl - Sestu (CA)</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 16:03:55 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com8]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=8]]></link></item><item><title><![CDATA[Parcheggio interrato dell'Ospedale S.Orsola (BO) ]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Bologna</li><p style="text-align: justify;"><strong>INTRODUZIONE<br /></strong>La cronica carenza di parcheggi e la concomitante indisponibilit&agrave; di aree da adibire a sosta per i veicoli, un po' in tutti i centri urbani delle nostre citt&agrave;, induce le amministrazioni pubbliche a ricorrere sempre pi&ugrave; spesso alla costruzione di parcheggi interrati, di limitato impatto visivo e soprattutto realizzabili in qualsiasi zona. <br />Le moderne tecnologie costruttive, l'automazione degli impianti, un'accurata ed attenta progettazione dei manufatti sottoquota ne ottimizzano la funzionalit&agrave;, l'aspetto estetico e le condizioni di sicurezza anche negli interventi pi&ugrave; critici o in contesti fortemente urbanizzati.&nbsp; <br />Ne &egrave; un esempio il parcheggio, in corso di costruzione a Bologna, nei pressi dell'Ospedale Sant'Orsola, in una zona strategica del centro, a servizio del Policlinico e della citt&agrave;.<br /><br /><strong>IL PROGETTO<br /></strong>Il parcheggio, vicino al Centro di Interscambio della citt&agrave; di Bologna, per complessivi 500 posti auto, si sviluppa su tre piani interrati, ai quali si accede con i veicoli tramite rampa rettilinea dal piano stradale al primo interrato, mentre una rampa elicoidale consente di raggiungere gli altri<br />due piani sottostanti. L'uscita &egrave; facilitata dalle rampe elicoidali a senso unico. Anche l'esterno &egrave; particolarmente curato con la sistemazione superficiale a giardino pensile, adeguata segnaletica di accesso all'autorimessa dalla via principale, totalmente ridisegnata e dotata di una pista ciclabile che corre lungo il portico monumentale di San Gregorio dei Mendicanti. Il parcheggio, a pianta rettangolare di circa 140x40 m, occupa una superficie di 3.645 mq per piano, con una capienza di 166 posti auto, per un'altezza minima dei locali di 2,21 m. Per motivi di sicurezza il terzo piano interrato &egrave; stato suddiviso in due compartimenti antincendio di 1.630 mq ciascuno. <br />La particolarit&agrave; del progetto consiste nell'ubicazione del parcheggio, in area urbana densamente costruita, a ridosso dell'ospedale Sant'Orsola, nelle dimensioni del manufatto e nella profondit&agrave; degli scavi, fino a 13 m sottoquota.<br /><br /><strong>I LAVORI<br /></strong>I lavori sono iniziati nella primavera del 2000 con le prime opere di bonifica dell'area e la costruzione di una paratia verticale lungo tutto il perimetro dello scavo per sostenere il terreno adiacente agli edifici confinanti esistenti. Si &egrave; proceduto poi con le operazioni di scavo verticale fino alla profondit&agrave; di 13 metri, quota di realizzazione del magrone di pulizia, costituito da uno strato di circa 10 cm. di calcestruzzo, su cui &egrave; stato posato un manto impermeabile. <br />L'impermeabilizzazione &egrave; stata eseguita su tutta la superficie orizzontale del parcheggio e fino ad un'altezza di un metro e mezzo sulle pareti verticali. Direttamente sopra il manto impermeabilizzante &egrave; stata eseguita poi la platea di fondazione, il getto dei pilastri e la posa dei solai prefabbricati, fino alla costruzione delle strutture fuori terra, oggi in corso di ultimazione.<br /><br /><br /><strong>IL SISTEMA DI IMPERMEABILIZZAZIONE</strong><br />La particolarit&agrave; dell'intervento imponeva dei tempi di realizzo pi&ugrave; rapidi possibili, per limitare al massimo i disagi di un cantiere edile a ridosso di un ospedale e ripristinare quanto prima la normale viabilit&agrave; in un'area particolarmente trafficata, procedendo velocemente alla realizzazione delle fondazioni e della posa delle strutture prefabbricate.<br />Le comprensibili esigenze degli utenti dovevano perci&ograve; trovare giusta compenetrazione con le imprescindibili necessit&agrave; di progetto, di realizzazione di un'opera interrata a perfetta tenuta stagna, dai requisiti ambientali interni soddisfacenti, tali da garantire la qualit&agrave; richiesta e la totale protezione ed isolamento delle opere nel tempo.<br />L'intera superficie del piano di posa della platea di fondazione &egrave; stata "isolata" da un "catino" impermeabilizzante creato con i teli Volgrip Volteco, a base di bentonite sodica naturale, autori paranti e autoaggancianti alla struttura in calcestruzzo. <br />La particolare struttura dei teli Volgrip, composti da un tessuto non tessuto ed un tessuto poroso che racchiudono al proprio interno, con un sistema di agugliatura brevettato, uno strato di 6 mm. di bentonite di sodio, conferisce al sistema un eccezionale autoconfinamento con prestazioni di impermeabilit&agrave; elevatissime. <br />Il processo produttivo, peraltro, garantisce l'incapsulamento omogeneo della bentonite, riducendone il contatto con gli elementi aggressivi contenuti nelle acque di falda. A contatto con l'umidit&agrave; del terreno o con l'acqua, la bentonite sodica naturale di Volgrip si idrata trasformandosi in un gel impermeabile, in grado di espandersi fino a 16 volte il volume iniziale, aderendo tenacemente alla struttura e garantendo la riparazione autonoma delle normali lesioni provocate da assestamenti del calcestruzzo o da abrasioni accidentali.<br />L'inalterabilit&agrave; nel tempo del potere impermeabilizzante &egrave; legata invece alla specifica lavorazione della Bentonite di Sodio racchiusa all'interno dei pannelli Volgrip, unita alla porosit&agrave; dei teli che consentendo la parziale estrusione del gel bentonitico, impediscono la migrazione di acqua tra il manto impermeabilizzante ed il calcestruzzo. Alle caratteristiche tecnico-prestazionali di grande rigore qualitativo, il sistema Volgrip&nbsp;assicura anche enormi vantaggi da un punto di vista della lavorabilit&agrave;: non richiede particolari preparazioni e regolarizzazioni dei piani di posa e nessuna condizione atmosferica (sole, vento, pioggia, basse temperature) ne pregiudica l'installazione ed il funzionamento. <br />La facilit&agrave; e velocit&agrave; di applicazione assicurata, poi, dai teli Volgrip, grazie alla loro modularit&agrave;, adattabilit&agrave; alla forma della struttura e possibilit&agrave; di essere forati per il passaggio di armature e ferri di collegamento, si sono dimostrate decisive in un intervento cos&igrave; particolare come questo del Sant'Orsola, dove, tra l'altro, anche la razionalizzazione della tempistica e della logistica di cantiere costituiva elemento discriminante.<br />Infine, i 5.000 mq di superfici impermeabilizzate con il sistema Volteco hanno consentito di assolvere anche alla funzione inversa, di protezione attiva del terreno, al fine di preservare l'ambiente circostante da eventuali riversamenti di liquidi inquinanti provenienti dal parcheggio e da eventuali dispersioni nell'acqua di falda di componenti del calcestruzzo, potenzialmente inquinanti.<br /><br /><strong>IL PROGETTISTA<br /></strong>L'incarico del progetto e della direzione lavori &egrave; stato affidato all'ing. Antonio De Fazio della Politecnica di Bologna. <br />Nato a Taranto 52 anni fa, laureato nel 1976 in ingegneria civile all'Universit&agrave; di Bologna, fin dalla data di iscrizione all'albo ha svolto in maniera continuativa l'attivit&agrave; di progettista e di direttore dei lavori presso la societ&agrave; di progettazione Politecnica, redigendo numerosi progetti sia nel settore trasporti che strutturali.<br />Il nome dell'ing. De Fazio figura nelle opere di collegamento nord-sud del nodo di Bologna, della variante stradale alla Nomentana, in provincia di Roma, della discarica per rifiuti solidi urbani nel comune di Baricella, solo per citare alcune delle progettazioni attualmente in corso. In veste di coordinatore dello staff di ingegneri ed architetti associati a Politecnica, una delle maggiori realt&agrave; di progettazione integrata operante da trent'anni sul territorio nazionale, I'ing. Antonio De Fazio ha partecipato inoltre a progetti complessi nei pi&ugrave; diversificati settori d'intervento, dall'edilizia ospedaliera, a quella scolastica, industriale, commerciale, ambientale.<br />Con le tre sedi di Modena, Firenze e Bologna, un organico complessivo di 104 operatori con competenze e specializzazioni multidisciplinari, un fatturato annuo che supera i 16 miliardi di lire in attivit&agrave; integrate di progettazione, direzione lavori e project management, Politecnica vanta, infatti, tra i propri clienti i pi&ugrave; importanti gruppi privati ed istituzioni pubbliche italiani ed esteri.<br /><br /><em><strong>Cartello di cantiere Parcheggio Pubblico S. Orsola<br /></strong>Committente: Comune di Bologna<br />Concessionaria: Societ&agrave; Italiana Parcheggi Auto SpA - Perugia<br />Importo delle Opere: 20.000.000.000<br />Opere edili: Autopark (consorzio d'imprese tra C.M.B. Carpi e Coop Costruzioni Bologna)<br />Progetto architettonico e D.L.: ing. Antonio De Fazio<br />Progetto strutturale: ing. Andrea Lucarelli<br />Arredo urbano: Arch. Paola Gabrielli<br />Direttore tecnico cantiere: ing. Pierpaolo Di Marco</em></p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 15:53:32 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com7]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=7]]></link></item><item><title><![CDATA[Creazione di locali interrati in villa storica ]]></title><description><![CDATA[<li><b>LUOGO:</b> Carpi (MO)</li><p align="justify"><strong>Opera: </strong>Villa residenziale privata<br /><strong>Localit&agrave;:</strong> Carpi (MO)<br /><strong>Anno di costruzione:</strong> inizio '900<br /><strong>Progettista:</strong> Ing. Roberto Marconi<br /><br />Durante la fase di progettazione per la ristrutturazione di una villa per conto del nuovo proprietario, l'Ing. Roberto Marconi di Carpi (MO), si &egrave; trovato di fronte ad una serie di richieste di non facile realizzazione. Per prima cosa la creazione di alcuni locali interrati in terreno argilloso con presenza di acque di falda prossime al piano campagna, lavoro che spesso preoccupa anche in condizioni "normali", ma in questo caso con alcune particolari e singolari complicazioni:<br />- la villa sotto la quale costruire gli interrati non poteva essere demolita per problemi di vincoli architettonici<br />- l'interrato doveva prevedere un ascensore da ricavarsi adiacente al gi&agrave; esistente vano scala&nbsp;<br />- l'interrato sotto la villa doveva essere in collegamento con uno nuovo da realizzarsi al di fuori del perimetro della villa stessa, ma in adiacenza ad altri due edifici confinanti. Quest'ultima parte d'interrato doveva poi essere dotata di bocche di lupo per l'aerazione da realizzarsi in cemento armato per problemi di carrabilit&agrave; dell'area cortiliva adiacente. <br /><br />Il tutto, come da ovvia richiesta del proprietario, doveva essere a tenuta idraulica. Scartata saggiamente l'ipotesi di aggottamento perenne delle acque (per ovvi problemi di gestibilit&agrave; dei drenaggi in terreni argillosi nonch&eacute; per la presenza di edifici adiacenti, che a lungo andare avrebbero sub&igrave;to sicuramente lesioni causate dagli assestamenti del terreno conseguenti all'abbassamento del livello di falda), il progettista si &egrave; trovato nella necessit&agrave; di impermeabilizzare gli interrati con un sistema a "tenuta" che fosse affidabile e di facile gestione operativa data l'elevata complessit&agrave; del cantiere in oggetto.<br /><br /><strong>Stato dell'opera:</strong> il fabbricato &egrave; costituito da un unico corpo con base quadrata, che si eleva per due piani fuori terra. Le fondazioni sono realizzate in mattoni e agglomerato cementizio.<br />Le finestre sono caratterizzate da modanature tipiche del periodo di costruzione. <br /><br /><br /><strong>Criticit&agrave; e Soluzioni: <br /><br /></strong><em><span style="text-decoration: underline;">1. Numerosit&agrave; di pali di sostegno</span></em><br />Innanzitutto la presenza di numerosi pali di acciaio trivellati necessari per sostenere l'edificio durante i lavori di scavo crea una forte interferenza con la realizzazione delle opere di protezione ed impermeabilizzazione. <br />Analogamente ai pali anche l'apertura di passaggi tra l'edificio da realizzarsi e quello esistente aggiungono ulteriori problematiche a quelle tecnologiche della fossa d'ascensore e della commistione tra nuove strutture e consolidamento delle vecchie. In aggiunta a tutto ci&ograve;, nella zona interna alla casa, sono progettate delle travi in acciaio, da saldarsi sui pali, e sulle quali gravano a loro volta i muri portanti della villa con funzione di sottomurazione. Nelle zone esterne si &egrave; invece adottata la soluzione di creare attorno ai pali stessi delle travi in cemento armato con l'identica funzione di sostegno dell'edificio. La numerosit&agrave; dei pali avrebbe potuto mettere in crisi il sistema impermeabile vista la difficolt&agrave; (purtroppo ben nota) di sigillare tutti i corpi passanti utilizzando tecnologie convenzionali. <br />Con il nostro sistema, invece, il problema &egrave; stato risolto agevolmente, viste le ottime caratteristiche di lavorabilit&agrave; dei ns. profili espansivi RX101 nonch&eacute; la pratica e veloce modellabilit&agrave; dei teli Volgrip utilizzati. <br /><br /><em><span style="text-decoration: underline;">2. Grado di finitura delle superfici</span></em><br />Altro punto critico per i sistemi impermeabili diventa normalmente il grado di finitura delle superfici da utilizzare per la posa dei manufatti, sul fondo e soprattutto per le pareti, ove non sia possibile disporre di piani di appoggio "certi" e "regolari".&nbsp;Nel cantiere in oggetto si sono potuti fissare i teli direttamente sul terreno di scavo utilizzando per il loro fissaggio degli spezzoni di armatura &oslash; 8 mm. piegati a "U" e sigillando i fori cos&igrave; provocati con stucco bentonitico Bentoseal. <br /><br /><em><span style="text-decoration: underline;">3. Costante presenza d'acqua di falda</span></em><br />Durante la posa del telo Volgrip nella zona pi&ugrave; fonda dell'interrato, la fossa dell'ascensore, si &egrave; stati costretti a lavorare in costante presenza d'acqua di falda, nonostante il sistema di well-point fosse installato e perfettamente funzionante da circa due mesi. Infatti nei terreni argillosi gli aghi infissi nel terreno allo scopo di aspirare l'acqua di falda, riescono difficilmente ad abbassare completamente il livello dell'acqua, soprattutto nelle zone pi&ugrave; interne al cantiere (e pi&ugrave; lontane dalle aspirazioni), vista la naturale caratteristica dell'argilla di cedere molto lentamente l'acqua in essa contenuta.&nbsp; <br />Anche questa operazione &egrave; riuscita perfettamente grazie alle caratteristiche dei manufatti utilizzati, che consentono una lunga permanenza in acqua prima che la bentonite possa espandere oltre lo stato di gel.<br /><br /><em></em><em><span style="text-decoration: underline;">4. Punto di collegamento dei due interrati<br /></span></em>Altro punto critico &eacute; rappresentato dal punto di collegamento dei due interrati, quello sotto la casa e quello esterno ad essa, che, come da giusta richiesta del progettista, dovevano essere separati visti i diversi carichi ai quali sarebbero stati sottoposti.<br />Per evitare punti critici dal punto di vista strutturale si &egrave; optato per la creazione di un giunto di dilatazione che consentisse movimenti differenziati alle due strutture. Anche questo particolare &egrave; stato realizzato in maniera semplice e a perfetta tenuta idraulica utilizzando il profilo espansivo Adeka KM 20.20, in abbinamento al mastice espansivo P201 e ai cartoni kraft VP1 contenenti bentonite sodica SS100. <br /><br /><em><span style="text-decoration: underline;">5. Bocche di lupo</span></em><br />Nella parete verticale sottostante le bocche di lupo sono stati utilizzati i "fusibili strutturali" Break101 che hanno guidato le fessurazioni, dovute ai ritiri plastico e igrometrico del calcestruzzo, esattamente nel punto voluto - la mezzeria - sigillandone eventuali infiltrazioni d'acqua grazie al profilo bentonitico espansivo del quale sono dotati.<br />Altro punto dolente per le impermeabilizzazioni sono proprio le bocche di lupo gettate in opera, non essendo praticamente possibile compattare perfettamente il terreno al di sotto della parte orizzontale a sbalzo. <br />Grazie alla caratteristica unica del telo Volgrip che aderisce tenacemente e solidalmente al getto in calcestruzzo, garantendo un ottimo confinamento della bentonite stessa anche in presenza di vuoti accidentali, anche questo particolare &egrave; stato risolto facilmente e con sicurezza di risultato.<br /><br /><br /><strong>Conclusioni<br /></strong>A cantiere ultimato, una volta provveduto ad un reinterro ben compattato del terreno, &egrave; stato finalmente disattivato l'impianto well-point che da ormai sei mesi funzionava 24 ore su 24. Dopo soli due giorni si &egrave; potuto verificare assieme al progettista, utilizzando un pozzo di ispezione limitrofo allo scavo, che all'esterno dell'interrato il livello dell'acqua si era posizionato a circa 1,5 mt. sopra il piano di calpest&igrave;o interno e quindi a ben 3 mt. dal fondo calpestabile della fossa dell'ascensore. <br />Il tutto senza avere nessuna infiltrazione di acqua nei locali cos&igrave; realizzati.</p>]]></description><pubDate>Wed, 3 Dec 2008 15:03:35 GMT</pubDate><guid><![CDATA[http://www.volteco.com3]]></guid><link><![CDATA[http://www.volteco.com/referenze.asp?action=vis_news&NewsID=3]]></link></item></channel></rss>
