Piscine e vasche ornamentali

Impermeabilizzazione e contenimento acque

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vasche ornamentali
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Piscine e vasche ornamentali

Premessa


Nelle trattazioni della stessa collana finora realizzate si è analizzato il rapporto dell’involucro edilizio con l’ambiente esterno, sia esso aereo confrontandosi con eventi meteorici e climatici, sia esso interrato con conseguente geomorfologia e idrologia del contesto in cui poteva inserirsi per le conseguenze che il suo insieme comportava per la progettazione dell’intervento.
Se fino a questo punto abbiamo trattato e contrastato la permeazione dell’acqua esterna nell’edificio, si ritiene opportuno aprire e trattare anche un capitolo specifico del contenimento acque ovvero quando l’obiettivo è evitarne la fuoriuscita, sempre preservando la protezione delle strutture. In realtà anche questo è un contenitore multifunzionale in quanto si possono avere piscine comunemente note, così come sistemi integrati in ambienti wellness con percorsi salute e attività varie interconnesse, con il comune denominatore dell’acqua, così come vasche industriali od ornamentali con relative canalizzazioni specificatamente studiate.

Tipologie strutturali: morfologia e progettazione


Volendo organizzare e suddividere la tematica, si ritiene che un primo aspetto macroscopico, oltre alla finalità di impiego, sia la localizzazione della struttura. Diverso è progettare una vasca interrata rispetto ad una pensile, in quanto nel primo caso si deve ricomprendere un approccio geotecnico completo, come esplicitato nei primi numeri del presente quaderno1, mentre nel secondo caso si devono considerare tutti gli aspetti di esposizione ad eventi meteorici e climatici con relativi maggiori possibilità di movimento dell’edificio.

Sia l’impermeabilizzazione che i dettagli necessari sono di tipo diverso nei casi sopra esposti: in presenza di ambienti interrati, con rischio di permeazioni di acqua in pressione dall’esterno, si devono utilizzare o due impermeabilizzazioni (una esterna a protezione dall’acqua del terreno ed una interna a contenimento dell’acqua interna) o una sola impermeabilizzazione interna resistente in controspinta; nel caso di vasca pensile, il maggior problema sarà la gestione di giunti di movimento e di gradi di libertà maggiori rispetto al caso precedente.
Non si è considerato il caso di piscina interrata con impermeabilizzazione solo esterna dovendosi sempre, a nostro avviso, ricomprendere l’aspetto di protezione della struttura nella progettazione dell’intervento.
Un caso “infido” è determinato dalla piscina interrata realizzata con struttura scatolare esterna e riempimenti interni volti ad ottenere cambi di quota e variazioni di forma (scalini, anfiteatri…).

In questi casi, infatti, è necessario trattare ed impermeabilizzare la vera struttura sollecitata dall’acqua e quindi: quella esterna per l’acqua del terreno e quella interna (che non può essere un semplice massetto) per l’acqua della piscina stessa.
La morfologia dell’impianto e la sua specifica conformazione, sia in pianta che in verticale, rappresentano poi altri elementi da considerare sia per la sua segmentazione con giunti che per la continuità del manto impermeabile.

Dimensioni estese in planimetria richiedono naturalmente sezionamenti che consentano assestamenti differenziali e movimenti atti a non creare indebite sollecitazioni alle strutture.
Un altro aspetto importante è, poi, la profondità delle vasche che sottintende sollecitazioni differenziali rispetto al carico idraulico che si viene ad individuare (ogni metro di profondità di acqua induce un carico idraulico di una tonnellata al metro quadro), anche in strutture “familiari” ad esempio per semplice dislivello tra zona di entrata della piscina e zona tuffi.

Strutture pensili, od interrate ma realizzate all’interno di edificato esterno di maggiori dimensioni, consentono la realizzazione di cavedi ed ambiti di servizio che devono alloggiare impiantistiche idrauliche ed elettriche in sicurezza ed all’asciutto. I solai di servizio soprastanti tali ambienti sono spesso sede del fondo delle vasche con le considerazioni sui carichi di esercizio sopra accennate.

Progettare e realizzare impermeabilizzazioni di piscine con guaine cementizie polimeromodificate


L’approccio ad una piscina deve avvenire necessariamente da vari punti di vista, ovvero deve considerare l’aspetto strutturale, in quanto trattasi di un invaso di acqua che produce necessariamente una spinta idraulica da contrastare e gestire con idoneo progetto, accanto alla necessità di pensare e progettare preventivamente sia le variabilità di forme necessarie alla gradevolezza architettonica, così come l’integrazione funzionale di impianti di vario genere (getti di aria e acqua, effetti di luce, correnti artificiali e flussi di acqua…).
Quanto sopra deve poi sempre considerare l’importanza della percezione dell’utente, così come volutamente ideata dal progettista in termini di naturalezza e continuità dell’intero ambiente.

Proprio per questa motivazione l’impiego di guaine cementizie polimeromodificate offre la possibilità di rivestire, con una vera e propria “pelle” impermeabile e deformabile in completa adesione, il supporto progettato per contenere l’acqua, offrendo ad un tempo l’ideale supporto per l’incollaggio di rivestimenti ceramici o di finiture pittoriche.
Sfioratori, canalizzazioni, vasche contigue e collegate, divengono così situazioni facilmente affrontabili arrivando a proteggere anche gli spazi solarium, percorsi acquatici, docce, bagni ed in genere ogni struttura o massetto progettato quale supporto.

Impermeabilizzazione ed impiantistica: esigenze di sistemi integrati


La possibilità di impiegare sistemi impermeabilizzanti completi di sigillanti idroespansivi offre la naturale e sicura via di uscita alle problematiche di integrazione di corpi passanti, quali punti luce o ugelli di aria, nella perfetta tranquillità di poter ottemperare alla tenuta idraulica non solo per semplice adesione di differenti materiali ma anche lavorando a contrasto, onde non soffrire, per esempio, delle vibrazioni indotte dall’insufflaggio di aria in acqua anche in movimento.
Anche il miglior collante, peraltro applicato su materiali così differenti come plastica, acciaio, calcestruzzo…, tende ad evidenziare nel tempo superfici di distacco a causa della diversità comportamentale dei singoli materiali rispetto a sollecitazioni termiche e meccaniche. Quando l’impianto genera vibrazioni proprie su una tubazione inserita nella struttura rigida di alloggiamento, vari sono i problemi che si generano normalmente. L’integrazione ottimale deve considerare sigillanti elastici in grado di lavorare a contrasto tra l’impianto e la sede indifferentemente rispetto ai materiali e con continuità nei confronti del manto impermeabile con il quale deve essere in adesione.
Non dovendo gestire solo elementi monolitici, ma trattando vasche di varia profondità e/o percorsi a diverso battente idraulico o peso, risulta necessario prevedere giunti di assestamento da trattarsi con apposite bande coprigiunto, perfettamente integrate nel continuum impermeabilizzante, che ne consentano i movimenti necessari, anche di vari centimetri. Elementi aggettanti, o addirittura esterni, che debbano anche essere protetti da degrado atmosferico o salto termico in presenza di umidità e aerosol, anche marino, sono un altro aspetto dell’integrazione di un’area “acquatica”, rivolta al benessere, nel territorio circostante come, ad esempio, in ambito balneare o comunque marino.

Impermeabilizzazione di bagni, docce: presenza di acqua e vapore e trattamenti risananti/protettivi


Quanto sopra è ancora più importante quando alla vasca singola si accompagna tutto l’ambiente di servizio quali docce e bagni, vaschette per lavaggio piedi e solarium interconnessi con il bordo vasca. Tutti questi elementi devono considerarsi in termini di impermeabilizzazioni orizzontali e conseguenti idonei risvolti verticali, giunti, pendenze, scarichi… Variabilità di umidità e temperatura possono, poi, essere problematici anche per le strutture verticali, a cui si deve comunque porre attenzione per i noti problemi di condensazione e degrado delle superfici esposte all’umidità, specie se di tipo comune, come cementi ed intonaci.
Non sempre basta pitturare bene una superficie per renderla resistente a tali esposizioni. Protettivi traspiranti, impermeabili e deformabili sono elementi senz’altro vincenti nel completamento della progettazione durevole di ambienti di servizio come sopra descritti.

La capacità di isolare dall’acqua il supporto senza negare l’evaporazione e la traspirazione di vapor d’acqua eventualmente insinuatosi in esso, deve trovare nella continuità del trattamento una barriera impermeabile continua, anche in presenza di movimenti assestativi o ciclici dettati da sbalzi termici o vibrazioni. Laddove si debba intervenire in ambienti di servizio con umidità nelle murature, oppure ovunque si possa determinare condensa di umidità2 sui muri, sarà opportuno sfruttare la capacità di stabilizzazione igrometrica offerta da intonaci risananti macroporosi che evitano la condensazione superficiale con conseguente stillicidio.

2 Tolti ambienti come saune o bagni turchi che necessitano di apposita progettazione specialistica.

Piscine e vasche ornamentali

Opere accessorie: marciapiede, patio, griglie di aerazione, pozzi di luce


La qualità di un’opera si evince dai dettagli che sono il vero distinguo di una progettazione di alto livello. Da questa considerazione discende l’importanza di citare in questa breve sintesi anche quelle opere minori, di contorno al contenimento acque, che condividono con il tema principale la presenza di acqua, con tutte le possibilità di aggressione già più volte riportate al riguardo.

Anche il semplice marciapiede esterno di un “percorso salute” o, comunque, un normale passaggio soggetto a presenza di acqua per esondazione da vasche attigue, oppure banalmente per esposizione diretta ad eventi meteorici, deve essere trattato ed impermeabilizzato per evitare che l’acqua metta in soluzione la calce libera in eccesso, di massetto o struttura, con formazioni calcaree ed affioramenti calcificati esteticamente non accettabili. Se poi parliamo di zone esterne esposte anche a basse temperature, la presenza di umidità sotto il rivestimento ceramico ne può determinare il distacco per fenomeni gelivi.

Oltre all’orizzontale, anche il risvolto sul muro deve essere curato e trattato fino ad altezza congrua ad evitare by-pass attraverso l’intonaco che deve partire da una certa altezza in quanto diversamente funzionerebbe come una carta assorbente immersa in una vaschetta, con suzione capillare dal piede di acqua meteorica o di scorrimento sul marciapiede. L’applicazione di “battiscopa” o bordini di finitura deve avvenire impiegando rasature sottostanti di malte impermeabili, sempre per non lasciare strade all’acqua anche in strutture aperte, come un marciapiede od una pavimentazione di patio.

In concomitanza dei giunti di risvolto si deve, poi, lasciare sempre spazio per il movimento dei rivestimenti o, meglio, per quello dei supporti su cui le ceramiche, notoriamente più stabili, sono fissate. Analoghe attenzioni devono porsi anche per l’inserimento di grigliati e pozzi di luce con serramenti o vetrocemento, sia per la loro “libertà di movimento” che per la sigillatura, mutuando le avvertenze già indicate per l’impiantistica ed applicando sigillanti idroespansivi.

Fontane e vasche ornamentali: finiture e materiali

Oltre ai canoni estetici richiesti in ambienti come piscine e wellness center, anche nella realizzazione di ambienti scenografici come fontane e vasche ornamentali si pone moltissima attenzione alla percezione estetica dell’utente o del semplice passante.
Un altro aspetto spesso complicato da gestire è la ricerca di naturalità in vasche e canalizzazioni inserite in giardini e parchi che debbono apparire “naturali”, pur assolvendo ai loro compiti di contenimento e di veicolazione dell’acqua.

L’utilizzazione di tecnologie moderne ed innovative per rendere efficienti e durature le applicazioni non può prescindere, in queste casistiche di impiego, dalla loro “invisibilità”, a favore della percezione della naturalità del contesto da parte dell’utente.
La difficoltà è quindi quella di ottenere stratificazioni basse e non invasive dei trattamenti da effettuarsi ed ottenere, allo stesso tempo, finiture che per colorazione e texture richiamino l’ambiente naturale evocato. Poter dare colorazioni particolari a impermeabilizzazioni in completa adesione al supporto e con aspetto roccioso/cementizio/lapideo, è spesso un fattore esteticamente interessante e vincente per il risultato finale.

Sfioratori a scomparsa e canalizzazioni “simil-fiume”, presenza di rocce e vegetazione così come variabilità estrema di forma e percorso sono aspetti architettonici progettualmente basilari per assolvere ai compiti dati.
Il tutto è ben risolvibile con trattamenti in adesione totale e basso spessore così come gli impermeabilizzanti cementizi polimero-modificati di ultima generazione, completati da idonei accessori per discontinuità e corpi passanti.

Conclusioni


La presente trattazione non può risultare esaustiva di argomenti così diversificati e specialistici come quelli in oggetto, ma come sempre vuole essere un momento di riflessione per affrontare al meglio un progetto integrato di impianti, ancorchè piccoli ma altamente complessi, con impiego di tecnologie così differenti ed eterogenee.

A maggior ragione, l’individuazione di consulenze specialistiche di settore, opportunamente coordinate ed integrate nel progetto generale, sortisce gli effetti desiderati per l’ottenimento dei risultati attesi dalla committenza: una complessità progettuale che si evince dalla “naturale semplicità” dei risultati.